Luoghi e persone memorabili: un'intervista con Camilla Ferrari

2017-03-25

Camilla Ferrari ha cominciato con la paesaggistica e fotografia di viaggio, fino a quando non ha scoperto la street photography. È sempre alla ricerca di luoghi e persone che la ispirano, e la sua abilità di catturare la loro essenza è il motivo per il quale amiamo il suo lavoro. In questa intervista, Camilla ci rivela ciò che l'ha spinta verso la street photography e cosa la spinge a creare arte ogni giorno.

Ciao Camilla! Benvenuta sul Magazine di Lomography! Quali sono i progetti creativi sui quali stai lavorando al momento?

Ciao ragazzi! Grazie per avermi invitato, è grandioso avere l'opportunità di parlare un po' del mio lavoro. Potrebbe sorprendre ma il progetto sul quale sto lavorando da due anni non riguarda per nulla la street photography. Ho deciso di mettermi alla prova creando qualcosa che fosse in relazione con le persone ma in un modo completamente diverso, mescolando i media in una maniera molto contemporanea e digitale – e inoltre combinando le parole e le immagini. Non posso dirti di più ma vedrte i risultati molto presto…

Cosa ha influenzato la tua decisione di iniziare questo percorso fotografico? Cosa ti ha fatto innamorare della fotografia?

Ho iniziato con la fotografia quando avevo 13-14 anni. I miei genitori volevano che avessi bei ricordi delle gite con la scuola così mi didero una fotocamera compatta come regalo. Non la usai molto durante quel viaggio però – cominciai invece a scattare autoritratti per poi crearci mondi surreali intorno. Potevo passare ore a scattare senza sosta in camera solo utilizzando la mia lampada da scrivania e i miei libri come treppiede. Adoravo il fatto che potessi realizzare qualcosa che non fosse ancora lì ma solo nella mia testa. Avevo il controllo delle cose, potevo decidere chi volevo essere, dove e quando.

È così che è iniziato, e una volta cresciuta sono uscita dalla mia stanza, ho cominciato a viaggiare con la mia famiglia e la mia passione è gradualmente diventata la paesaggistica – all'epoca non sopportavo la presenza delle persone nelle foto. Cercavo i luoghi più desolati perchè volevo ritrarre la grandezza della natura, mentre gli umani era una distrazione. Questo fatto mi fa ancora oggi sorridere, considerando che ora fotografo nel bel mezzo della strada, in mezzo alla folla mentre osservo le persone super attentamente.

Penso che comunque la parte del controllo rimanga: la street photography mi permette di ordinare qualcosa che apparentemente non ha senso. Posso percepire il ritmo del caos e decidere quando fermarlo o come seguirlo.

Dopo la laurea hai cominciato a viaggiare per il mondo per concentrarti di più sul tuo lavoro di fotografa. Quali sono i tuoi ricordi più cari di quel viaggio?

Viaggiare è come l'ossigeno per me. Non significa che sto sempre mesi lontano da casa, ma sento costantemente il bisogno di essere sorpresa dal'ambiente che mi circonda. Di riempirmi gli occhi con nuove immagini, il naso con nuovi odori e le mie orecchi con nuovi suoni. Così cerco di viaggiare il più possibile nei posti più disparati. Ognuno dei viaggi che ho fatto ha influenzato il mio lavoro, ma credo che quello che mi ha cambiato di più sia stato in Marocco nel 2014, anche se è sato uno dei più duri, perchè avevo bisogno di fotograre le persone ma non sapevo inizialmente come approcciarmi a loro.

Il Marocco per me è stato un grande allenamento e mi ha preparato per le esperienze successive. Un anno dopo sono andata in Cambogia, ed è stato un altro punto di svolta in quanto mi chiedevo se stessi andando nella giusta direzione con la fotografia e anche come persona – essere lì in quel periodo mi ha aiutata molto. Un episodio che mi ricordo chiaramente è stato quando, al tramonto, mi trovavo su una collina nella regione di Battambang, proprio sotto una caverna di pipistrelli. All'improvviso ho sentito il rumore delle ali dei pipistrelli volare fuori dalla cavera e verso la foresta e verso il sole che lentamente scompariva all'orizzonte... è stato il mio momento di pace e ricarica.

L'ultimo importante viaggio che ho fatto è stato in Senegal la scorsa estate, diventato poi il progetto “Mangi fi”, ch significa “Sono qui, sto bene” ed è la rispostta che le persone senegalesi danno alla domanda “Come stai?” Ci sono infinite cose che potrei raccontarti su quel viaggio – e non voglio essere ancora più prolissa – ma alcuni dei momenti che ricordo di più sono le ore passate sugli autobus e i mezzi pubblici. Ho adorato guardare le persone spostarsi da un luogo all'altro, notare quanto ognuna di loro fosse diversa, osservare il loro comportamento anche nelle situazioni meno confortabilli – stavamo in autobus pieni zeppi senza aria condizionata con una temperatura di 50 radi per sei ore. No-stop. Ed è stata una delle migliori esperienze della mia vita.

Cos'è stato che ti ha spinto verso la street photography? Da dove proviene la tua ispirazione, dalle persone o da tutti quei luoghi speciali che hai avuto il piacere di visitare?

Come ho detto, per qualche anno mi sono dedicata alla paesaggistica e dopo alla fotografia di viaggio. Presupponendo che i margini tra un genere e l'altro sono molto effimeri in alcuni casi, direi che il cambiamento verso la street photography è stato molto lento, ed è scaturito dalle parole di alcuni fotografi che ammiravo e continuavano dirmi di "avvicinarmi". Di stare al centro delle cose, di immergermi nel tornado di eventi della vita quotidiana. Così ho cominciato a scattare in strada, nonostante Milano, la mia città natale e il luogo in cui vivo, mi è sempre rimasta difficile da fotografare perchè c'è troppo della mia storia qui. Il che è un gran vantaggio ma anche un filtro e un limite a ciò che vedo.

Per rispondere alla tua domanda, credo che sia un miscuglio delle persone e dei luoghi. Mi fido molto della mia prima impressione quando salgo su un treno o un aereo e mi avventuro per la prima volta in un luogo sconosciuto. Ma posso anche sedermi su una panchina e ammirare ciò che mi circonda per ore prima di iniziare a scattare. Così osno alla ricerca della combinazione perfetta dei posti e delle persone che mi colpiscono, senza che però siano necessariamente fuori dall'ordinario. La luce e il destino fanno il tutto, devo essere fortunata abbastanza per notare questa combinazione quando accade.

Cosa rende uno scatto di street photography memorabile?

Questa è la domanda più difficile e semplice allo stesso momento. È facile avere una foto in mente e immaginarsi come sarà, ma non lo sai realmente fino a quando non succede. Questa è la parte divertente e difficile della street photography, non sai mai quello che sta per accadere e devi solo seguire il flusso e fermarti quando vedi che qualcosa di speciale è sul punto di avvenire.

Secondo me, uno scatto memorabile di street photography è quello che combina sorpresa, atmosfera, emozione. Tutto racchiuso in un'immagine che ti stupisce per la sua bellezza e ti fa vedere qualcosa come mai l'avevi visto prima. E se sei un bravo fotografo, la gente riconoscerà una parte di te nella foto, il tuo lato particolare, i tuoi sogni, la tua ironia...

Hai viaggiato in alcuni dei luoghi più belli del mondo. Quando fotografi persone che hai appena incontrato, in che modo stabilisci una connessione così da scattare una bella foto??

In realtà, cerco di essere il più invisibile possibile. Non voglio cambiare il loro comportamento con la mia presenza prciò cerco sempre di essere discreta. E quando mi accorgo di essere stata scoperta, abbandono la scena e cerco qualcos'altro.

Cosa ti spinge a fotografare e creare arte ogni giorno?

Adoro la sensazione di quando mi rendo conto di aver scattato una buona fotografia, è come una scarica di adrenalina. Voglio sentire l'energia e la sorpresa ogni giorno e voglio avere qualcosa di tangibile che raffiguri quei momenti. Voglio sorprendere le persone così quanto me stessa, comunicare le emozioni che ho percepito mentre scattavo e fare in modo che chi guarda si senta come se ci fosse stato anche lui Questo è il mio obiettivo.

Uno dei tuoi progetti si chiama "In the same place at the same time". Ci puoi dire qualcosa di più sulla storia dietro questa serie meravigliosa di scatti?

Quel progetto è scaturito da un momento di frustrazione durante un viaggio in Scozia, lo scorso gennaio. Sentivo il bisogno di scattare ma per qualche ragione non riuscivo vedere nulla.

Fino a che un giorno, mentre stavo ammirando il tramonto, ho scattato una doppia esposizione con il mio cellulare, quindi due foto nello stesso momento nello stesso luogo ma con una propsettiva diversa – perchè sentivo che una sola immagine non potesse esprimere il tutto. Quel momento ha sbloccato qualcosa, percò ho continuato a cercare paesaggi diversi e affascinanti per combinarli in un'unica immagine, aggiungendo anche un tocco di fantasia.

Progetti per il futuro che ti va di condividere?

Sto programmando un viaggio a Pechino per l'estate. L'unica cosa che so al momento è la destinazione, nei prossimi mesi mi documenterò più a fondo... e poi vedremo quello che succederà!


Tutte le immagini in questo articolo sono state autorizzate da Camilla Ferrari. Se vuoi vedere altri suoi lavori, seguila su Instagram e visita il tuo sito.

Scritto da Ivana Džamić il 2017-03-25 in #persone

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