Alex Foolery e Walter Russo: a quattro mani con la Daguerreotype Achromat

2017-06-07

Oggi presentiamo il lavoro realizzato con l'obiettivo artistico Daguerreotype Achromat da due fotografi siciliani per i quali la fotografia rappresenta davvero uno stile di vita. In questa intervista, Walter e Alex ci raccontano, con simpatia e entusiasmo, di come si sono incrociate le loro strade, dei loro progetti e di cosa stanno facendo concretamente per alimentare il tessuto culturale della loro zona con nuove idee e ispirazioni.

Ciao e benvenuti su Lomography. Potete raccontarci qualcosa su di voi e sul vostro lavoro in campo fotografico, di cosa vi occupate?

A: Mi chiamo Alessandro, per gli amici Alex, e ho 25 anni. Con Walter lavoriamo presso lo studio fotografico Enkant, che si occupa di eventi e matrimoni. Io mi occupo della postproduzione delle fotografie. Insieme ad altri ragazzi dello studio insegniamo fotografia all’Harim Accademia Euromediterranea, nello specifico io insegno Social Media e Comunicazione applicata alla fotografia. Da quasi un anno, invece, stiamo cercando di creare un'associazione culturale, Enkster.

W: Mi chiamo Walter, ho 28 anni e sono un fotografo catanese e un chitarrista mancato! Ho vissuto negli Stati Uniti per un paio d'anni e ritornato a Catania ho deciso di fare della fotografia una professione. Musica e fotografia sono un connubio perfetto; premetto che sono un amante del vintage e del Lo Fi e questa passione mi porta spesso a sperimentare sia in ambito musicale che fotografico. Ho diverse macchine fotografiche datate e sono sempre alla ricerca di pellicole e “giocattoli” vari; per non parlare di casse, amplificatori, chitarre, pedalini, cavi e cavetti! Sepolto in casa! Sono un fotografo anche io presso Enkant, studio fotografico dove un collettivo di fotografi porta avanti la fotografia di matrimonio. Ma non mi fermo a questo: la fotografia di moda e la ritrattistica sono parti integranti del mio lavoro. Insegno inoltre tecnica fotografica e post produzione presso Harim Accademia Euromediterranea.

Il nostro progetto Enkster è per noi una casa della fotografia, un posto dove si affronta la fotografia con il cuore piuttosto che con tutti i vari tecnicismi. Credo che la tecnica spesso sopperisca la creatività, dunque affrontiamo determinati temi in una chiave più romantica! Enkster non vuole dare una formazione tradizionale ma creare un vero e proprio interesse verso la fotografia, alimentandone la passione e la sua essenza, requisiti che qui in Sicilia mancano un po' secondo me.

Come vi siete conosciuti? Com’è lavorare insieme? Su quali progetti state lavorando al momento?

A: Ci siamo conosciuti in studio e fin da subito c’è stata una grande affinità, non solo con lui ma con tutti i ragazzi della squadra. Ho percepito tanto calore e accoglienza al momento del mio arrivo, io sono stato uno degli ultimi a unirsi alla famiglia. In realtà noi non lavoriamo in studio, almeno per me è così. Nel senso, portiamo avanti tante cose, finiamo tutto quello che c’è da finire nei tempi prestabiliti, siamo capaci anche di stare 12 ore di fila dentro, ma a tutto ciò alterniamo sessioni di lavoro con schiamazzi, balli e musica, scherzi tra di noi, aperitivi e birre... Momenti in cui le discussioni sulla fotografia si fanno infernali si alternano a momenti in cui abbiamo la necessità di pensare e stare completamente zitti - guai al primo che parla - e questa è una delle cose più belle, andiamo in studio col sorriso e con la battuta già pronta.

W: Il primo giorno di Alex in studio, pensavo fosse arrivato Justin Bieber. Poi, un giorno, forse colpa delle troppe birrette, ho iniziato ad apprezzarlo. A proposito della sua fotografia, purtroppo, non posso dire nulla di negativo.
Ogni giorno esce fuori un progetto nuovo, ma quello che più ci interessa in questo momento è il settore educational e la sperimentazione: fare della fotografia qualcosa di non convenzionale.

Raccontateci di questa serie di scatti. Il tuo (di Alex) stile è molto diverso solitamente, come è andata?

A: Per me è stato sicuramente molto strano, ma allo stesso momento anche molto stimolante per la manegevolezza e stabilità dell’obiettivo ma soprattutto per l’originalità dell’utilizzo delle diverse aperture del diaframma. Il mio stile solitamente è molto differente sì. Per realizzare i miei progetti, infatti, non uso mai la macchina fotografica tradizionale ma lo smartphone: cerco di fare un tipo di lavoro più concettuale e quasi documentaristico, perciò ho bisogno di un mezzo versatile e facilmente trasportabile. La modalità di shooting, comunque, è stata veramente stimolante anche grazie alla collaborazione con Walter che è un esperto del settore.

Qual è il vostro scatto preferito della serie?

A: Personalmente adoro le fotografie con Arina dietro lo specchio, quelle che ha pensato di realizzare Walter con l’effetto pioggia. Lei è stata bravissima a interpretare le linee guida che le abbiamo dato anche se la situazione era completamente diversa, molto meno triste di quella che sembra dalle fotografie.

W: Arina ha un talento davvero innegabile. Basta uno sguardo d'intesa e lei è già dentro il campo, fa tutto in un modo così naturale che rende tutto molto semplice e rilassante.
In questo c’è qualcosa che mi fa impazzire: lo sguardo, la posa, l’espressività del corpo, i raggi che colpiscono la lente dell’obiettivo, è un insieme perfetto di elementi.

Era la prima volta che utilizzavate un obiettivo artistico? Qual è stata la vostra esperienza del Daguerreotype Achromat e cosa ne pensate dei risultati?

A: Sì ed è stata completamente fantastica, ho avuto la sensazione di lavorare con un obiettivo completamente artigianale, fuori dagli standard di oggi. Qualcosa che
può veramente aiutarti a sperimentare qualsiasi tipologia di scatto.

W: Tempo fa avevo utilizzato un 85mm, non ricordo esattamente quale. Questi obiettivi sono veramente speciali perchè non solo ti restituiscono un’immagine perfetta di quella che idealizzi prima dello scatto ma a volte ciò che crei è molto più di quello che avevi originariamente pensato. Abbiamo avuto un po’ di difficoltà all'inizio ma poi, dopo una decina di scatti, lo abbiamo cominciato a comprendere e come bambini siamo esplosi di gioia.

Per quanto riguarda la fotografia analogica avete qualche esperienza? Cosa ne pensate a riguardo?

A: La fotografia analogica è una bellissima realtà che per quanto di nicchia possa sembrare è sempre nei cuori di tutti, anche di chi fa finta di odiarla. Chiunque veda una macchina a rullino non potrebbe fare altro che starsene lì a curiosare, cercando di capire come una pratica del genere possa trasmettere certe emozioni.

W: Come dicevo prima, adoro il LoFi e l’analogico e sono sempre alla ricerca di pellicole di vari formati. Ultimamente, ho fatto un progetto in B/N utilizzando una vecchia illford panf 50 scaduta da circa 15 anni, fighissimo stop! Spero di fare qualcosa in medio formato presto.


Modella: Arina Timoshishina
Fotocamera: Nikon D750
Instagram: @alexfoolery e @waltermariarusso
Sito web: www.alexfoolery.com

Scritto da lomosmarti il 2017-06-07 in #persone #daguerreotype-achromat #obiettivo-artistico

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