L'importanza di poter sbagliare: Ale Giorgini e La Sardina DIY

Ale Giorgini è un affermato illustratore vicentino che può vantare collaborazioni con prestigiosi brand internazionali e mostre in giro per tutto il mondo. È uno degli organizzatori della biennale dedicata all'illustrazione Illustri Festival e ha di recente iniziato a esprimersi anche attraverso la sua fotografia grazie al suo progetto Intervallo.

Abbiamo deciso di affidargli una Sardina DIY da personalizzare e siamo andati a trovarlo direttamente nel suo studio di Vicenza per fare una chiacchierata sulla sua storia professionale, sul suo rapporto con la fotografia e sul suo processo creativo.

Credits: Ale Giorgini

Ciao Ale, benvenuto su Lomography! Puoi presentarti alla nostra community, raccontandoci un po' il tuo percorso professionale?

Mi chiamo Ale Giorgini, faccio l'illustratore a tempo pieno da dieci anni.

Ho avuto un percorso particolare, strano: non ho mai frequentato un corso o una scuola per diventare illustratore. Anzi, alle scuole medie mi hanno bocciato in educazione artistica. Il professore dell'epoca disse ai miei genitori di non permettermi di seguire alcun percorso artistico, perché secondo lui ero negato.

Sono finito a frequentare l'istituto per geometri, senza mai però lavorare in questo ambito. I casi della vita mi fecero entrare in un'agenzia di comunicazione, come garzone di bottega. Lì mi sono appassionato alla grafica e all'utilizzo del computer nel mondo della comunicazione. Per 15 anni ho lavorato in quel settore. È stata un'attività propedeutica che mi è stata molto utile quando - poi- ho deciso di licenziarmi per provare a fare dell'illustrazione la mia professione.

Si può dire quindi che il lavoro in agenzia è quello che ti ha permesso di perfezionare la tua tecnica che, se non sbaglio, parte da un disegno a matita che viene poi colorato e rifinito a computer?

Esatto. Anche se oggi tutto il processo è digitale, perchè disegno tutto direttamente su un iPad.

Il computer è stato il primo vero strumento che ho imparato a utilizzare a livello professionale, ancora prima dei colori e delle matite.

Naturalmente da bambino disegnavo con i colori e le matite, ma è stato con il computer che mi sono avvicinato all'illustrazione in maniera professionale. Il percorso in agenzia di comunicazione mi ha formato da quel punto di vista.

Credits: Ale Giorgini - Betty

Al di là delle tecniche, il tuo stile è molto riconoscibile, se non addirittura unico, puoi raccontarci come è nato?

Molti definiscono il mio stile come unico, anche se in realtà non ho inventato nulla.

Diciamo che ho inventato una miscela ideale: è come se avessi preso il vino, l'Aperol e la tonica per creare uno spritz. Non ho inventato gli ingredienti, ho inventato la miscela.

Il mio stile è nato unendo due parti di me stesso. L’estetica con la quale sono cresciuto, quello del carosello, dei cartoni animati di Hanna-Barbera, dei libri illustrati di Miroslav Sasek, unita al mio lato “geometrico”, quello generato dal mio percorso scolastico.

Come ti dicevo ho frequentato l'istituto per geometri, una scuola che ho odiato dal primo all'ultimo giorno, che è però diventata un'elemento del mio stile, del mio linguaggio: il mio segno unisce l'estetica lisergica e psichedelica dell'illustrazione e dei cartoni animati anni '70 con il rigore e la rigidità della regole geometriche.

Ho messo insieme queste due cose senza calcoli. É stata una cosa spontanea, della quale mi sono reso conto solo dopo.

Ora che ci penso, mi rendo conto che l'estetica del cartone animato Dexter Lab è molto simile alla tua, sembra fatto da te!

Molti cartoni animati “moderni” si rifanno a quell'estetica vintage: Dexter Laboratory, le Superchicche, Samurai Jack e molti altri. Quell'immaginario, quella cifra stilistica ha segnato intere generazioni di disegnatori, illustratori, animatori e fumettisti.

Nessuno inventa nulla: ognuno si porta dietro il proprio percorso e le proprie influenze, modernizzandole e mischiando con altri elementi per farle diventare qualcosa di nuovo.

I cartoni animati americani degli anni '50 e '60, che sono arrivati da noi negli anni '70 e '80, sono stati una rivelazione: grazie alla diffusione data dalla televisione, quel tipo d'estetica è stata la prima a raggiungere le masse. È inevitabile che un fenomeno di quella portata influenzasse intere generazioni.

Ti piacerebbe fare un cartone animato?

In realtà da bambino il mio sogno era proprio quello di fare i cartoni animati. Quando lavoravo in agenzia mi è capitato di dover fare delle piccole animazioni: brevi spot pubblicitari o i primissimi banner per il web, quelli fatti con flash, che sembravano una cosa sconvolgente all'epoca.

Ho anche collaborato alla realizzazione di una puntata pilota per una serie TV animata. Questo mi ha fatto capire quanto difficile e complesso sia realizzare un cartone animato. Per fare un episodio di 15 minuti ho lavorato per ben 6 mesi.

Lavorare per così tanto tempo allo stesso progetto diventa per me soffocante. Ho capito che è un mondo che non fa per me, dal momento che preferisco dedicarmi a progetti sempre diversi.

Quello dell’illustratore è invece un lavoro che - anche a causa di scadenze sempre strettissime - porta a cambiare ambito davvero molto spesso, o di lavorare a più progetti contemporaneamente.

Mi piace molto poter lavorare a progetti sempre nuovi e su temi completamente diversi l’uno dall'altro. Capita un giorno di lavorare a un’illustrazione per una rivista e il giorno dopo di dover disegnare un paio di scarpe. Lo trovo molto stimolante!

Credits: Ale Giorgini - Dude

C'è stato un lavoro in particolare che ha dato più degli altri una spinta alla tua carriera?

Non so se ci sia stato realmente un lavoro più importante degli altri. Però ricordo con estremo piacere il poster che la Warner Bros mi ha commissionato per il lancio della settima stagione di The Big Bang Theory.

Mi ero appena messo in proprio e avevo da poco iniziato a pubblicare online dei poster che facevo per per puro diletto personale, che sono stati visti da quella che era all'epoca la responsabile del merchandising di quella serie TV e che decise di commissionarmi una delle immagini servite per il lancio della serie TV negli Stati Uniti. All'epoca ero un perfetto sconosciuto e quel progetto mi è servito a farmi conoscere

Grazie a quel lavoro hanno iniziato prendermi sul serio anche in Italia dove, sfortunatamente, spesso il ragionamento comune è: «Se la Warner Brothers ti ha commissionato un lavoro, significa che sei bravo». Quasi come se prima di quello non fossi in grado di disegnare.
Credits: Ale Giorgini - Circle

Torniamo a parlare della tua tecnica. Nonostante, come mi dicevi prima, sia ormai tutta interamente digitale quanto è importante però mantenere un approccio "analogico" al disegno, a prescindere dal mezzo usato, sia esso una matita o un tablet?

Oggi c'è un grosso fraintendimento rispetto a questo argomento e mi trovo spesso a doverne discutere.

Fraintendimento che nasce dal considerare il digitale una scorciatoia, quando in realtà non lo è affatto. È uno strumento, esattamente come lo è una matita. Certo, ti facilita e velocizza il processo di creazione, ma non può colmare le lacune. Se non sai disegnare, non è che il software digitale lo fa al posto tuo.

Lavorare in “analogico” offre una grande opportunità: quella di imparare ad accettare l’imperfezione. Scegliere ad esempio, di fronte a un’errore, di trasformarlo in valore aggiunto, approfittando dell’occasione imprevista di cambiare i piani. Invece di fare “control+zeta” come invece avviene meccanicamente su un file digitale. La fatica è utile: ogni conquista raggiunta con il sudore è qualcosa che ti resta dentro.

Credits: Ale Giorgini - Jungle

Quando qualcuno ti commissiona un’illustrazione, immagino si aspetti di ricevere un risultato finale che è congruo con il tuo stile, con quello che vedono nel tuo sito e nei tuoi social. Ti viene mai la voglia di fare qualcosa di completamente diverso, dato che è un po’ di tempo che lavori usando queste linee stilistiche?

Questa è un bella domanda. Ogni tanto mi trovo a voler provare strade nuove, anche se spesso il cliente preferisce rimanere su percorsi già tracciati.

Il mio lavoro consiste nel raggiungere l'obiettivo del cliente: vendere un prodotto, semplificare dei contenuti, raccontare un marchio, eccetera. Per questo motivo le scelte che faccio non sono mai lasciate al caso, ma frutto di ragionamenti che devono nascere dall'elaborazione delle informazioni e dei bisogni del cliente.

Cerco sempre di instaurare con il cliente un rapporto di fiducia, in modo da fargli percepire che i miei consigli sono volti a trovare la soluzione migliore. Un rapporto che mi permetta anche di dire - come spesso accade - che per raggiungere l’obiettivo prefissato si debba stravolgere l’idea iniziale del cliente. Questo ovviamente non succede sempre: capita che a volte non si abbia il tempo per poterlo fare, oppure il cliente abbia la voglia o il budget per sperimentare.

Credits: Ale Giorgini - Ghost

Passiamo alla fotografia, che rapporto hai con lei?

La fotografia mi ha sempre affascinato come linguaggio. Però non mi ha mai appassionato al punto tale da volerla praticare, se non come mezzo per fissare i ricordi. I device digitali (soprattutto lo smartphone) hanno contribuito a farmi avvicinare al media come mezzo di comunicazione. Con il telefono è semplice: non devi controllare nulla, clicchi e vivi la fotografia in maniera gestuale. Negli ultimi anni, anche grazie a Instagram, ho iniziato a sperimentare un pochino, provando a unire foto e disegno.

La scorsa estate mi sono preso una lunga pausa: ho chiuso il mio studio per qualche mese e con la mia compagna e il nostro cane e a bordo di un’auto siamo partiti per un lungo viaggio in giro per per l’Italia.

Durante il viaggio, fotografavo tutto quello che mi incuriosiva: un panorama, la porta di un palazzo, un piatto al ristorante, una nuvola nel cielo. E in un secondo momento intervenivo con il disegno sulla fotografia. È nato così Intervallo: un diario di viaggio lungo circa 45 giorni e 4000 chilometri che ho pubblicato su Instagram.

Questo progetto è poi diventato un libro autoprodotto e anche una mostra fotografica esposta all’Istituto Italiano di Cultura di Tokyo, come strumento per promuovere il nostro Paese agli studenti giapponesi. Progetto che poi è diventato anche motivo di una serie di nuove collaborazioni, tanto che in questo momento diversi clienti mi chiedono di lavorare con quel linguaggio ibrido. Per tornare a quello che dicevamo prima riguardo allo stancarsi di ripetere sempre le stesse cose: continuando a sperimentare nuovi modi di comunicare attraverso il disegno, mi capita di individuare approcci che poi si sedimentano nel mercato e che diventano parte della mia quotidianità, anche se sono lontanissime dai miei lavori tradizionali!

Quindi, tornando alla tua domanda: ultimamente ho un bel rapporto con la fotografia, mi sto divertendo molto a cercare dei soggetti da fotografare per poi integrarli con il disegno..

Alla fine possiamo dire che hai preso un giro molto largo per arrivare a costruire il tuo occhio fotografico

Esattamente, diciamo che ora ho un occhio fotografico-illustrativo, perché quando guardo una cosa, la immagino già con il disegno applicato.

Vedi come anche qui ci sia un nuovo cocktail: fotografia e disegno che si miscelano per dare vita a qualcosa di diverso.

Grazie a questa nuova miscela, negli ultimi mesi ho trovato un nuovo modo per esprimermi. Che mi a sta dando anche delle soddisfazioni professionali.

Credits: Ale Giorgini - Intervallo

Come ti sei trovato a scattare con La Sardina?

All'inizio ero spaesato, perché non potevo vedere immediatamente lo scatto. È una cosa a cui oggi non sono più abituato. Però poi, nell'usarla, ho pensato a quello che ti stavo raccontando prima: l’accettazione dell’imperfezione.

Scattiamo decine di foto dello, per poi scegliere quella migliore e magari ritoccarla immediatamente con filtri ed effetti. Così facendo però ci neghiamo l’imprevisto, che spesso è fonte di evoluzione. All'inizio con la Sardina mi sentivo spaesato, mentre alla fine non vedevo l’ora di sviluppare i rullini e di vedere cosa era rimasto impresso sulla pellicola.

Nel mio telefono credo di avere quasi 8000 fotografie che non sfoglio quasi mai. Invece so che aspettare lo sviluppo e la stampa dei rullini scattati con la Sardina mi porterà a guardare quelle foto con piacere. Questa attesa si è persa, così come l’accettazione dell'errore.

Tempo fa ho avuto la fortuna di lavorare con un disegnatore che ammiro moltissimo. Stava disegnando su una parete e parlava con dei bambini che lo stavano guardando. Uno dei bimbi gli ha detto: «Ma tu sei bravo, non sbagli mai» e lui rispose in modo straordinario: «No, non è che non sbaglio mai, è che faccio diventare gli errori parte del disegno, perché è impossibile non sbagliare mai».

E quindi l’errore, in quanto imprevisto, può diventare qualcosa di bellissimo. Penso che con questi aggeggi qua (indica il telefono n.d.r.) si perda l’errore, il momento non calcolato, qua (indicando sempre il telefono n.d.r.) è tutto calcolato, perché puoi mettere i filtri, puoi aggiustare le foto, ruotarle, e ritoccarle. Invece con l’analogico è una foto che ferma esattamente quel momento, includendo tutto, anche gli errori.
Credits: Ale Giorgini

Cosa ti è piaciuto particolarmente de La Sardina, hai apprezzato qualcosa in particolare?

Mi piace tantissimo il design! La metterei in una vetrina, anche senza personalizzarla. Mi è piaciuto molto anche il packaging e il libretto che accompagna la fotocamera. Quello che accade dentro la fotocamera per me è magia, quindi non so giudicarla tecnicamente. Ne capisco un po’ di più di estetica e devo dire che questa fotocamera è un bellissimo oggetto, a prescindere dal suo utilizzo.

Come hai deciso di personalizzare questa fotocamera?

Come ti dicevo, per ma la fotografia rimane comunque un mezzo per fermare i ricordi, come i momenti passati assieme agli amici, dove le foto di gruppo sono un rituale immancabile, per questo ho deciso di ritrarre una grande foto di gruppo sulla fotocamera!


Grazie ad Ale per aver personalizzato per noi la nostra La Sardina DIY e per questa intervista. Potete scoprire tutti i lavori di Ale sul suo sito web e sui suoi profili Facebook e Instagram.

Scritto da paolocunico il 2018-04-13 in #gear #persone #diy #la-sardina #illustrazione #ale-giorgini

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