LomoWomen: Cristina Coral e l'arte dell'introspezione femminile

Nella giornata internazionale della donna, abbiamo inaugurato una serie di articoli dedicati al lavoro di diverse fotografe sparse per il mondo.

Una serie di articoli per capire più a fondo come l'essere donna influenza la visione artistica, e come le fotografe vivono in un mondo storicamente maschile, come quello della fotografia.

Il nostro viaggio continua con l'intervista a Cristina Coral, una fotografa che ha dedicato la sua opera alla bellezza e alla complessità della donna, espressa attraverso un continuo viaggio introspettivo.

Ciao Cristina, benvenuta su Lomography! Puoi presentarti alla nostra community e raccontare quando hai iniziato ad appassionarti alla fotografia?

Ciao, sono Cristina e vivo a Trieste, sono cresciuta in un ambiente artistico: mio padre era un famoso compositore di musica classica e contemporanea.

La musica e l’arte sono ancora oggi una parte fondamentale della mia quotidianità.

La mia prima macchina fotografica è stata la Bencini Comet II film 127 di mia madre. Ero molto giovane quando iniziai a scattare, i miei primi soggetti fotografici sono stati i miei famigliari nel giardino di mia nonna.

La scelta della fotografia come strumento per la mia espressione artistica risale a qualche anno fa. Il mio approccio è stato quasi totalmente autodidatta: ho frequentato solamente un corso di fotografia e fin da subito ho intuito cosa questo strumento poteva darmi in termini di sperimentazione e di scoperta.

Ho scattato e sperimentato molto e questo mi ha aiutato ad identificarmi come fotografa, poi, con il tempo, sono arrivate le collaborazioni, le mostre, i premi, le pubblicazioni e anche il lavoro.

Credits: Cristina Coral

Le tue storie sono introspettive e sono avvolte da una meravigliosa atmosfera onirica. Il tuo stile unico si concentra sempre sulla figura della donna. È un’introspezione di te stessa, oppure tramite il linguaggio della fotografia vuoi esprimere il pensiero di tutte le donne?

Il mio stile mi rappresenta, mi identifica. Esso nasce da una combinazione di fattori che include il mio modo di sentire e vedere le cose, il mio pensiero estetico e il mio modo di interpretare la realtà; tutte cose molto intime che sfociano in un risultato che, inevitabilmente, mi appartiene profondamente.

La figura femminile è la migliore interprete sia dei sentimenti e che della mia visione. È complessa e a volte contraddittoria, un campo d'indagine fragile e misterioso, con diverse sfaccettature. Con il mio lavoro ho voluto catturare alcune tracce del dialogo interiore delle donne.
Credits: Cristina Coral, Room Stories, 2014

Come vedi la condizione femminile oggi? Credi che ci sia una reale emancipazione?

La condizione femminile ha subito un'evoluzione positiva: le donne hanno acquisito maggiore consapevolezza della propria identità e una grande libertà di costumi, tuttavia, tanto ancora rimane da fare, soprattutto in alcuni paesi.

Le trame dei tuoi progetti rappresentano le donne. Ogni storia tocca le corde emotive di ognuna di noi. Quale progetto è stato più difficile da rappresentare e perché?

È stato The other part of me (l’altra parte di me), per la profonda tematica trattata.

Questo progetto nasce da alcune riflessioni su temi come: lo sdoppiamento della personalità e i lati nascosti di quest'ultima, passando per ciò che permettiamo o non permettiamo a noi stessi di rivelare al mondo.

In questa serie, i volti delle mie donne sono nascosti dalla posa o dai tessuti. Il concetto è che la parte nascosta non può essere condivisa, dal momento che non si vede.

Un ragionamento fatto scardinando il concetto stesso del ritratto: una scelta che, nell'epoca dei selfies, rovescia i luoghi comuni, portando con sé il dubbio della propria esistenza.
Credits: Cristina Coral, The other part of me

Sono i dettagli che rappresenti che attirano la nostra curiosità. Dettagli che si trasformano in simboli. Simboli che si trasformano, nel complesso della tua opera, in un dialogo, in una narrazione. Ti va di raccontarci come sviluppi un tuo progetto?

I miei progetti nascono da riflessioni, da intuizioni. La ricerca dei luoghi, oggetti, abiti sono per me altrettanti atti creativi, che compio sempre da sola.

Il progetto Do not disturb ti ha fatto vincere dei premi importanti. Rappresentare la donna nel suo spazio più intimo, ossia la casa, con le sue emozioni e i suoi pensieri più privati; uno spazio che assume quasi i connotati di un luogo sacro. Cosa rappresenta per te la casa? Un rifugio? Un luogo dove liberare i tuoi pensieri più intimi?

Le ambientazioni e gli spazi sono proprio sacri spesso sono il punto di partenza, la chiave di lettura. I luoghi in cui scatto le mie foto devono contenere le mie idee e la mia creatività.

Credits: Cristina Coral, Do not disturb, 2014

Il progetto “Grandmother's house" è meraviglioso. Ricco, carico di amore e di legami forti. Eri molto legata alla figura di tua nonna, ti andrebbe di raccontarci di lei? Che tipo di donna era? Come si chiamava?

Alcuni dei migliori ricordi della mia vita provengono dalla casa di mia nonna. Ho sempre amato andare a casa sua perché mi ha faceva sentire sicura e protetta. Un posto pieno di amore, un luogo che ci accomuna per suggestioni e ricordi. La casa della nonna sarà sempre il posto giusto per rivivere quei ricordi. Mia nonna si chiamava, nonna Maria.

Credits: Cristina Coral, Grandmother’s house, 2014

Dove ti senti totalmente a tuo agio nel fotografare? Qual è il tuo mood e la location perfetta per realizzare un grande scatto onirico?

Adoro lavorare tra le ambientazioni rétro e i luoghi silenziosi.

Per anni si è parlato del ruolo della donna di fronte alla fotocamera, trascurando però quello dietro l'obiettivo. Pensi che qualcosa stia cambiando in questo mondo, storicamente maschile? Come avverti questo cambiamento, se c’è, in Italia?

Credo che le donne abbiano una maggiore capacità di dialogare con se stesse e di entrare in empatia con il soggetto fotografico.

A quale donna ti ispiri in generale? E nella fotografia? C'è una fotografa che ha lasciato il segno nella tua vita?

Non mi ispiro ad alcuna donna in particolare e non seguo nessuno con continuità, ma ci sono alcuni giovani fotografi che fanno dei grandi lavori.

Hai qualche consiglio da dare alle giovani fotografe?

Chi fotografa viene spinto dalla passione e dalla curiosità, quindi non posso che consigliare di trattare la fotografia come un mezzo di scoperta e arricchimento continuo.


Grazie Cristina per questa intervista. Potete seguire tutti i suoi progetti sul suo sito web.

Leggi le altre interviste per la serie LomoWomen: Lauren Woods

Scritto da macilomo il 2018-03-20 in #cultura #persone #coral #cristina #interviste #lomowomen

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