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Enzo Bevilacqua: l'immagine della poesia, fotografo del'infinito!

Dedicato a mio nonno, Enzo Bevilacqua, grande persona, ma sopratutto grande e semplice artista.

“Allegro,cordiale, di una semplicità ingenua e disarmante , dietro cui celava una personalità forte e una profonda ricchezza interiore” , Enzo Bevilacqua è nato a Montesicuro (Ancona) il 5.02.1925, ma è sempre vissuto ad Osimo con la sua famiglia , fino alla morte avvenuta il 3.02.2003.

Il suo nome è soprattutto legato alla fotografia, a cui ha iniziato a interessarsi nel 1958, quando vinse il suo primo premio in un concorso, la cui giuria era presieduta dal maestro Giuseppe Cavalli, personalità allora già affermata nel mondo della fotografia, di cui Enzo divenne ottimo allievo e a cui fu legato da profonda amicizia. In quegli anni lavorava in particolare col bianco/nero e curava personalmente la stampa delle fotografie.
Nel 1960, insieme con altri, dà vita ad Osimo al circolo fotoamatori “Senza Testa”, con cui anche la città di Osimo si inseriva nel più vasto panorama della fotografia italiana . Inizia così la sua partecipazione a centinaia di concorsi, che lo hanno fatto conoscere nel settore a livello nazionale e che lo hanno sempre visto tra i primi posti.
La conversione al paesaggio è avvenuta, come lui amava sempre ricordare, del tutto fortuitamente, quando insieme con l’amico Domenico Taddioli, scoprì l’Altopiano dei Monti Sibillini, più noto come Castelluccio di Norcia, proprio nel pieno della fioritura.

Castelluccio ha dato ad Enzo grande notorietà e alcune sue foto sono state pubblicate nella rivista “Bell’ Italia”, e tante altre sono apparse in diversi calendari, a tiratura nazionale. “La sua “indagine fotografica”, non si è, però, voluta fermare al paesaggio, e la convinzione, oggi ormai pienamente acquisita, che la fotografia è espressione artistica e atto creativo, paradigma della vita e dell’uomo nella sua individualità e coralità, lo ha portato ancora verso i reportage, proprio per raccontare il lavoro dell’uomo, i suoi ambienti, le sue feste, il suo trionfo e la sua miseria. Pochi ritratti, tante figure, quelle che sapeva cogliere nella nostra campagna marchigiana e nella lontana città irlandese, ma anche quelle che egli proiettava in un mondo “ altro”.

Nei suoi scatti, Enzo, affida al forte cromatismo del giallo, del viola e del verde, il suo amore per la vita, il suo ottimismo, la sua forte capacità comunicativa, mentre esprime nel bianco/nero i suoi dubbi, i timori, le sue riflessioni” . In pochi anni si è imposto nel panorama fotografico italiano, con apprezzamento da parte di critici come Fausto Raschiatore, che in un articolo tratto da “Fotografia, attualità e tendenze” evidenzia come nella sua fotografia si percepisca immediatamente, più che in altri ricercatori della fotografia creativa, il suo voler esprimere tutta la sua personalità, sensibile e positiva, nelle immagini che crea.

Gli scatti, studiati con cura e tecnica evidenti, rappresentano una perfetta sintesi del suo mondo interiore, del suo sentire e del sentirsi parte del mondo che rappresenta. Il suo particolare modo di vedere e percepire la realtà attraverso il filtro personale non lo porta però ad esprimersi in modo ermetico o distante dalla comune sensibilità; la caratteristica della fotografia di Enzo Bevilacqua è che ha un valore didattico, infatti riesce a far accostare anche il profano al gusto del bello, al senso del poetico , al mondo dell’immaginifico che comunque la sua immagine trasmette.

Tutti, guardando i suoi scatti, si sentono inevitabilmente trascinati dentro i suoi paesaggi che rimandano ad un oltre non presente ma immaginario. Tutti, osservando le immagini e contattando il proprio mondo interiore, possono percepire il bello e l’armonia che la natura offre al quotidiano, possono cogliere l’aspetto poetico della realtà circostante, possono essere educati a riscoprire la propria personale sensibilità guidati dalle immagini del fotografo.

Sono immagini dense di motivazioni artistiche, che lanciano un messaggio semplice ma di significativa valenza emozionale. Lavori interessanti, gradevoli, tutti intimamente sentiti dall’autore, che trasmette attraverso essi, una sensibilità particolare, che si esprime nella capacità di scrivere e descrivere le proprie sensazioni piacevoli, rendendole fruibili anche ad altri.

Sono immagini di ampio respiro, paesaggi solenni, ambienti silenziosi, distesi o sospesi nel tempo, adagiati sulle linee dell’infinito. Linee che si rincorrono in piani diversi di lettura visiva, e che rimandano ad un oltre, che oltrepassa l’orizzonte, e che rimanda alla maestosità dell’universo.
Tra le fotografie di Bevilacqua è facile percepire e notare, per l’occhio comune, squarci che parlano della naturalezza, della bellezza di un paesaggio, del suo fascino così semplice e immediato. Spazi solenni e sfumati, tra le nebbie che danno all’immagine una naturale maestosità.

“Osservando i paesaggi dell’autore si ha la sensazione di essere padroni del mondo, di essere in “contatto” con l’ universo, attraverso il linguaggio della natura. Bevilacqua, grazie ad una profonda capacità sensitiva, è riuscito a mettere in “collegamento” le proprie immagini con il creato, con i segreti del creato e le sue stupende “ambiguità”.

La piena consapevolezza di saper “leggere” e di saper “scrivere” con l’obbiettivo, uno strumento meccanico, senza farsi condizionare dall’alta tecnologia, rimanere padroni del proprio io anche di fronte alo sviluppo della scienza tecnologica, è per Bevilacqua un imperativo al quale bisogna sempre essere fedeli.
Enzo vuole “scoprire” e descrivere, magari snidandola, la complessità del paesaggio, oppure il silenzio di una collina, la singolarità di un albero, le fatiche di un volto vissuto, il cammino umile e solitario di una strada bianca di campagna, la spaziosità dell’infinito” .

Dunque Bevilacqua fotografo dell’infinito? Certo, perché nelle immagini,e soprattutto nei paesaggi, di Bevilacqua è possibile intravedere una forte parentela con l’infinito leopardiano. Infatti, citando don Aldo Compagnucci “Il poeta per mezzo della parola esprime la dialettica tra il vedere e l’immaginare, il fotografo esprime con l’immagine la dialettica tra reale e l’oltre reale. Infatti la qualità più evidente della fotografia di Bevilacqua è la fusione armonica e distinta tra ciò che si vede e ciò che i diversi piani dell’immagine fanno intuire.
La magia, o meglio l’arte delle fotografie dei paesaggi, soprattutto della sua amata Castelluccio, sta non tanto nel far vedere alcune cose, appunto, ma nel far pensare alle altre, che sono “oltre la siepe”, come
dice il poeta” .

La suprema abilità di Enzo è di far scorrere davanti agli occhi dell’osservatore anche quello che non c’è, anche quell’infinito immaginario, che sorge dentro l’artista ogni qual volta si perde di fronte alla maestosa bellezza di un paesaggio.

scritto da drinkwater

4 commenti

  1. sirio174

    sirio174

    davvero un artista raffinato! bel ricordo!

    oltre 2 anni ago · report as spam
  2. lomike

    lomike

    ed ora, @drinkwater, hai in mano una grande eredità...da sfruttare al massimo! Vai così fratello!

    oltre 2 anni ago · report as spam
  3. drinkwater

    drinkwater

    Vi ringrazio tantissimo!!!Enzo merita di essere ricordato sempre di più e sempre meglio per ciò che è stato per la fotografia nel '900!

    oltre 2 anni ago · report as spam
  4. gibri

    gibri

    Bellissimo articolo , e foto meravigliose!!!!

    oltre 2 anni ago · report as spam