Le pellicole negative sembrano condannate ad arrivare sempre seconde, in confronto all'esplosione di colori delle diapositive. Tuttavia ci sono almeno tre condizioni nelle quali non sono stata poi tanto scontenta di avere una buona scorta di Color Negative 400.
Foto di happiness_hit_her
L’ho già dichiarato in lungo ed in largo: da novizia, quando poco più di un anno fa ho inziato a scattare, mi è sembrata una buona idea collocarmi in una fascia di valori in cui fosse proprio difficile sbagliare: era primavera, un sole tenue si alternava a giornate grigiastre e con una pellicola 400 ISO avevo letto che avrei dormito tra sette guanciali.
I buoni consigli lomografici non sbagliavano, effettivamente: i cieli azzurro chiaro, le colline di grano che iniziavano ad ingiallire, persino una prima passeggiata in spiaggia. Ero riuscita ad immortalare tutto, in condizioni di luce che passavano dalla primavera all’estate inoltrata.
Una pellicola amica, insomma, della quale non serve preoccuparsi molto, così da potersi concentrare più sulle prime inquadrature, sul “farsi” un occhio o sul testare il raggio d’azione delle proprie macchine fotografiche.
Eppure, non tutti gli scatti che ho ricavato sono da considerare di semplice sperimentazione, ma mi hanno insegnato almeno tre fantastiche potenzialità della pellicola negativa dagli ISO più classici possibili.
La prima potenzialità è, ovviamente, l’aderenza alla realtà: ci sono delle occasioni nelle quali puoi volere ritrarre ESATTAMENTE i colori e le atmosfere che ti circondano. La Natura offre di per sé tavolozze di colori che durano solo qualche secondo e che, tramite la fotografia, possono perdurare, invece, nel tempo. Questi i casi personali in cui ho trovato una combinazione di luci e tinte che sono felice di conservare senza alterazioni cromatiche.
Anche se, altre volte, l’abbinamento con quelle pazze ed imprevedibili macchine lomografiche, la rifrazione della luce del flash sulla neve, le lunghe esposizioni, hanno fatto sì che si producessero dei colori comunque piuttosto vivaci.
La seconda potenzialità emerge quando la Color Negative 400 si sposa con il formato quadrato della Diana: il connubio dà vita a delle immagini che sembrano delicate tele di un pittore, acquerelli che parlano un linguaggio da fiaba.
Infine, una terza fantastica potenzialità entra in atto quando si utilizza questa pellicola come redscale. Girandola e riarrotolandola in condizioni precarissime, ho involontariamente ottenuto anche delle infiltrazioni di luce che, in fin dei conti, non mi sono affatto dispiaciute.
Insomma, i colori fluo, accesi ed impossibili delle diapositive sono tutti da sperimentare, ma per una fotografia che si riesca a muovere tra due poli diametralmente opposti, quello della realtà e quello della favola, una pellicola negativa come la 400 è da provare!



3 commenti
sirio174
La pellicola da 400 ISO è la più versatile. Quelle moderne hanno grana contenuta, ed il contrasto più ridotto rispetto a quelle da 100 o 200 ISO favorisce la buona riuscita di foto in condizioni difficili di esposizione (situazioni di luce/ombra con diversi stop di differenza tra le zone). Le mie preferite sono la Ultramax 400 della Kodak (grana finissima e colorin saturi), o la Superia 400 della Fuji (colori più tenui) a seconda delle circostanze
markspiegel
Wow davvero ottime foto! :) ma che pellicole sono di preciso? Si può sapere? Le Lomography CN 400 possono dare risultati come le kodak o fuji? Grazie per le info :)
happiness_hit_her
@sirio174 : da provare entrambe. La Ultramax mi tenta da tempo!
@markspiegel : le foto dell'articolo sono tutte scattate, appunto, con la CN 400 di Lomography. :)