IL Doppio: Marlene Kuntz e la Lomo'Instant Automat Glass Magellan Edition

Il Doppio è stato un incredibile evento dei Marlene Kuntz che hanno scelto due set estremamente diversi tra loro sullo stesso palco, uno acustico, e l'altro elettrico. Ad impreziosire e raccontare la performance la Lomo'Instant Automat Glass Magellan Edition.

Ciao Davide, è un piacere averti qui con noi! Con i Marlene Kuntz avete da poco suonato a Milano con il tema “Il Doppio”. Ti andrebbe di raccontarci l’evoluzione di questo live?

Ciao a voi e grazie, il piacere è reciproco. Finalmente siamo riusciti a suonarlo questo doppio concerto! È stato un evento dalla storia travagliata, prima spostato per una tendinite di Luca, poi annullato la sera prima per una chiusura improvvisa del club da parte della Questura di Milano, sembrava non si dovesse fare mai, ma in realtà tutti questi accadimenti, anche se con una buona dose di delusione e aspetti negativi, hanno creato un’aspettativa e un’energia che in poche altre occasioni avevo vissuto prima.
L’idea era nata confrontandosi con i ragazzi del locale, immaginando qualcosa di speciale per rendere unico l’evento e quindi dall’idea di due set, uno acustico per pochi intimi al piano superiore e l’altro elettrico sul main stage, si è costruito il tema attorno al concetto del doppio, non solo un doppio set acustico ed elettrico, ma legandoci al tema del Doppelgänger tema molto caro alla letteratura e al cinema, siamo andati a cercare pezzi in cui questo tema veniva affrontato, spesso da parte di personaggi caratterizzati da più elementi identificativi, a volte in aperta contrapposizione e abbiamo riunito tutte queste canzoni in un unico set, quello elettrico.

Come mai la scelta di fare un doppio set, uno acustico e uno elettrico?

Sono le due anime contrapposte dei Marlene Kuntz che convivono da sempre, una poetica e sensuale, l’altra violenta, ruggente. Si evince già dal nome, è intrinseco alla natura della band. Credo che mai prima d’ora tutto questo sia emerso così nitidamente in un solo concerto, su un solo palco.

Marlene Kuntz. Il Doppio - Magazzini Generali, Lomo'Instant Automat Glass Magellan Edition.

Cosa significa questo parallelismo doppio: la musica con il mezzo fotografico?

Più che la musica con il mezzo fotografico direi la musica e il mezzo fotografico, un vero doppio. Da sempre cerco modi di esprimere la mia creatività, prima di tutto con il disegno, da piccolo passavo intere giornate a disegnare nella cartoleria dei miei nonni, in cui avevo accesso a ogni tipo di carta, matite, colori…ma intorno ai dieci anni arriva la musica e assorbe completamente tutto questo impeto creativo, totalizzando completamente la mia attenzione su di essa. La fotografia è una scoperta relativamente più recente, ma è l’unica forma d’arte con cui sento di potermi esprimere completamente, così come con la musica. In realtà sono due forme complementari: dove non riesco ad arrivare con una, posso arrivare con l’altra.

Nel tempo le sto sviluppando parallelamente

ed è solo con la scoperta recente della fotografia analogica che mi sento di riuscire a farle finalmente incontrare. Mi annoia la produzione musicale con i computer che si è imposta negli ultimi anni e che rende tutto estremamente accessibile, ma allo stesso tempo freddo, omologato e noioso. La maggior parte dei produttori oggi, passano ore a cercare suoni su librerie preregistrate in modo impeccabile, piuttosto che a lavorare al loro suono su strumenti che anche se con dei difetti hanno una loro anima e personalità. È l’errore che fa la differenza ed è esattamente quello che mi piace della fotografia analogica, la ricerca della perfezione attraverso l’errore, l’inaspettato.

Cosa pensi della fotografia istantanea? La fotografia è un mezzo d’espressione molto forte, cosa vuoi comunicare tramite gli scatti?

La fotografia istantanea permette a noi generazione digitalizzata di godere immediatamente dei risultati della fotografia analogica. È vero che l’attesa dello sviluppo dei rullini da 120mm è eccitante, quella sensazione vaga nell’immaginare quale potrà essere il risultato, ma la possibilità di vederlo immediatamente ed eventualmente correggerne la luce, la composizione o arricchirlo in tempo reale è davvero incredibile. Il minuto che passa tra lo scatto e il pieno sviluppo dell’istantanea ha qualcosa di magico e crea sempre grande curiosità nei presenti. Rende importante quel determinato momento, lo valorizza anche nella sua imperfezione, contrariamente alle centinaia di scatti che puoi fare in digitale, perdendo la natura del concetto dell’istante. Spesso la perfezione è nascosta ai nostri occhi e arriva in modo del tutto casuale, come l’errore in musica, la nota sbagliata da cui parti per aprire un nuovo orizzonte, come aveva espresso Brian Eno con Peter Schmidt nelle sue Oblique Strategies. Ci sto ancora lavorando, conosco la bravura e l’esperienza di certi fotografi e la mia per ora è solo pura passione, ma negli scatti è questo che cerco, emozione, se riesco a emozionarmi e a emozionare sono riuscito nel mio intento, così come quando riesco a raggiungere lo stesso risultato con un suono, con una canzone.

Avete anche affrontato un live in un parco pubblico di Milano lo scorso 20 settembre per una chiusura improvvisa del locale. E’ stata una scelta che in pochi sono disposti a fare. Chi ha deciso di suonare comunque quella sera. Come ci si sente quando si è pronti per salire sul palco e annullano il concerto?

La decisione è venuta spontaneamente, eravamo delusi, arrabbiati, mortificati. La notizia è arrivata il giorno prima verso sera, sull’ultimo pezzo dell’ultima scaletta, prima che i nostri tecnici iniziassero a smontare, tutto era pronto, noi carichi di adrenalina. È stato un fulmine a ciel sereno, per un attimo non ci abbiamo creduto pensando fosse solo un brutto scherzo, poi l’amara realtà, il tentativo in ogni modo possibile di recuperare la data in poche ore, ma non c’è stato nulla da fare. Ci siamo guardati dicendoci che dovevamo andare lì a suonare qualche pezzo in acustico di fronte ai Magazzini Generali e a stringere le mani per far sentire la nostra presenza alle tante persone deluse come noi, a chi già aveva prenotato voli e alberghi in attesa di vederci in concerto. È stata una serata incredibile, molto emozionante vedere tutto l’affetto delle persone accorse un po’ da tutta Italia per ascoltarci, avremmo voluto suonare di più, ma la Questura ci ha dato l’ok solo per due pezzi.

Aver aperto con “Bella Ciao”, una canzone dai mille significati è importantissima per la storia d’Italia, c’è qualche messaggio che volevate lanciare?

Da poco Marc Ribot ha pubblicato un album dal titolo Songs Of Resistance in cui ospita un Tom Waits profondissimo su una versione di Bella Ciao molto dilatata, cinematica. L’idea di crearne una nostra versione, fare nostra una canzone dal significato così profondo ci ha intrigato. In realtà la creazione è avvenuta in modo abbastanza spontaneo, eravamo in sala prove, durante l’allestimento del doppio e ci siamo messi a suonare il pezzo, “a farlo girare” come diciamo tra noi, ed è uscita questa versione intima, rarefatta che ci piace molto, ha una sua anima e suonarla davanti a un pubblico così attento, così silenzioso è stato potente. E’ una canzone con un messaggio umano tanto semplice quanto importante: la libertà. Non è la prima volta che i Marlene Kuntz si avventurano su questo terreno e oggi più che mai penso sia giusto ribadire questi concetti.

La Lomo’Instant Automat Glass Magellan Edition è un’istantanea compatta, pratica anche durante i concerti. Com’è stato scattare e dividersi tra fotografia e musica? Quando e in quali momenti avete immortalato la serata? Chi ha realizzato le istantanee?

Devo ammettere che la Lomo’Instant Automat Glass mi ha colpito, poi la Magellan Edition tutta nera con quei particolari arancioni, è rock, è elettronica, è cool, la sento parte del mio mondo. Quella giornata è stata davvero piena e stressante: il viaggio, due diversi soundcheck, prima quello acustico poi quello elettrico, incontri, spostamenti in hotel per cercare di arrivare il più possibile concentrati e riposati…i ritmi rispetto a una data normale erano molto più serrati e ad essere sincero avrei voluto fare di più, sperimentare di più, però chiaramente il mio focus principale doveva restare sulla musica, assicurarmi che tutto funzionasse alla perfezione e che potessi essere a mio agio senza problemi tecnici durante i due live, per un totale di quasi quattro ore. Il club non aveva un’acustica facile e ci abbiamo messo non poco ad arrivare a un risultato che ci facesse stare bene sul palco. La Lomo’Instant Automat Glass si è dimostrata però una macchina affidabile per questo tipo di occasione e in questo l’aiuto di Ana Bravo è stato fondamentale, mi ha aiutato durante i due soundcheck scattando delle istantanee molto belle e scattando poi il mio ritratto. Per quanto mi riguarda invece, sono riuscito a ritagliarmi solo venti minuti per scattare i ritratti nel backstage durante il cambio palco tra l’acustico e l’elettrico. Lo stress era altissimo, il tempo pochissimo, eppure la macchina non mi ha deluso.
Cinque scatti (compreso il mio), nessuna seconda chance, concentrazione massima e scattavo, nel corridoio che collegava i diversi camerini, sfondo nero. L’idea era quella di mostrare due anime distinte di ognuno di noi nello stesso scatto, un doppio in esposizione multipla. Ho scattato con lo splitzer, prima uno scatto centrale e poi un secondo di profilo. La luce e le trasparenze che si creano tra uno scatto e l’altro le trovo magiche, gli scatti prendono vita. Tra l’altro ti faccio notare un particolare, per farti capire quanto il tempo fosse poco e la concitazione nei camerini tanta, se noti, Luca ed io abbiamo ancora il completo scuro del concerto acustico, perché siamo stati i primi a scattare, mentre Riccardo, Cristiano e Lagash hanno già i colori cangianti, pronti per salire sul palco per il concerto elettrico. Le espressioni non sono cercate, preparate, volevo solo fissare l’energia di quel determinato momento, magari non sono scatti perfetti come dicevo prima, ma sono vivi, veri e hanno impresso per sempre l’energia di quel momento su pellicola.

Marlene Kuntz. Il Doppio - Magazzini Generali, Lomo'Instant Automat Glass Magellan Edition.

Voi più che cantautori siete sempre stati dei poeti. Dove traete l’ispirazione per i vostri testi che hanno fatto la storia del rock italiano?

La parte lirica dei Marlene Kuntz, lirica nel senso testuale, è sempre stata prerogativa assoluta di Cristiano. I testi possono trarre ispirazione da fatti realmente accaduti, oppure da scrittori come Nabokov, suo grande amore letterario. Uno dei miei pezzi preferiti in assoluto è Osja, Amore Mio , un testo interamente scritto dal punto di vista della moglie dello scrittore russo Osip Mandel'štam: Nadja. Durante gli anni di lontananza dal marito, vittima delle persecuzioni delle grandi purghe staliniane, decise di dedicarsi alla conservazione e al tramandamento delle opere che lui aveva composto, impegnandosi ad impararle a memoria. Osja è l'abbreviazione russa del nome Osip, ed è un pezzo che ancora oggi, ogni volta che lo suono, soprattutto nel finale quando la moglie Nadja si riferisce al marito chiedendogli “se mi senti dimmi dove sei”, mi fa venire i brividi.

La vostra musica è cambiata tanto nel corso degli anni, ma continuate a riproporre pezzi come “Lieve” o “Nuotando Nell’Aria” che sono tra i preferiti dei vostri fan. Che legame avete con queste canzoni?

Ci sono pezzi che hanno inserito di fatto i Marlene Kuntz nella storia della musica italiana, hanno segnato una generazione e hanno determinato il sound, l’identità di questa band. Hai nominato “Lieve” e “Nuotando Nell’Aria”, ma penso anche a pezzi come “Sonica” e “La Canzone Che Scrivo Per Te”, sono canzoni che accendono il pubblico. Marlene Kuntz d’altro canto è una band in continua evoluzione, mai uguale a se stessa, che è uno degli aspetti che trovo davvero interessante, ma è inevitabile che certi pezzi rimangano in scaletta, facciano parte di un’identità collettiva ed è impressionante vedere che ancora a distanza di anni ci si emozioni allo stesso modo a suonare quei pezzi, soprattutto loro che li hanno creati e visti crescere negli anni. Posso assicurarti che band come Marlene Kuntz ce ne sono davvero poche in circolazione in Italia e forse anche all’estero, c’è un’intensità intrinseca in tutto quello che si fa, non ci si risparmia mai, per nessun motivo.

Siete sempre stati aperti a collaborazioni, giusto per citarne alcune con Skin, con Warren Ellis, il violinista di Nick Cave...cosa portano alla vostra evoluzione musicale?

Le collaborazioni per natura sono evoluzioni. Nel bene o nel male sono incontri umani che ti portano a prendere in considerazione prospettive differenti e ti obbligano a una nuova visione della tua stessa musica. C’è anche un’esperienza che si tramanda, c’è sempre molto da imparare. Se poi le collaborazioni sono con talenti come Warren Ellis, Greg Cohen (contrabbassista di Tom Waits) o Paolo Conte allora il livello si alza, la musica si eleva a una nuova dimensione.

Marlene Kuntz. Il Doppio - Magazzini Generali, Lomo'Instant Automat Glass Magellan Edition.

Siete tra i pochi che ancora suonano due ore o più sul palco. Cosa vuol dire per voi un live?

Un live è quel momento in cui la musica prende vita, un’unione totale tra noi e il pubblico. Siamo una di quelle band che mantiene un contatto visivo costante con le persone presenti in sala dall’inizio del concerto all’ultimo istante in cui scendiamo dal palco. E’ importante per una musica così viscerale come quella dei Marlene essere suonata live, sul palco, come ho detto prima, non ci risparmiamo in nulla. È una sensazione fisica completa, c’è qualcosa di sensuale nello stare su quel palco.

Tutto si può dire della vostra musica, ma non che non vi siate mai evoluti. Quali sono i programmi per il futuro?

Saremo il 2 Dicembre a Roma per un evento di Amnesty International, per la difesa dei diritti umani, i Marlene saranno in tour teatrale con Claudio Santamaria per “Il Castello di Vogelod” e poi è tutto da definire, si sta prendendo tutto il tempo necessario per capire quale sarà la prossima evoluzione.

Curiosità dal backstage

Davide Arneodo ci svela il retroscena per la realizzazione degli scatti in esposizione multipla tra un concerto ed un altro:

"Il tempo durante la giornata è stato pochissimo, allora abbiamo deciso di scattare i ritratti del doppio durante il cambio palco tra il concerto acustico e il concerto elettrico. Appena sceso dal palco, al termine del primo concerto acustico, ho montato la Lomo'Instant Automat sul treppiede e l'ho posizionata a livello con l'entrata del mio camerino, puntandola direttamente contro il muro nero del corridoio che collegava tutti i camerini. Ana mi ha aiutato nella prima fase, prestandosi come modella, per far sì che potessi avere un riferimento nel cercare la giusta luce e capire come posizionare lo Splitzer. Una volta sistemato il tutto mi sono messo davanti all'obiettivo e lei ha scattato il mio primo doppio ritratto. Dopo di me ho chiamato Luca e ho seguito lo stesso procedimento.

Prima uno scatto frontale, scattando solo una metà e poi, una volta girato lo Splitzer di 180 gradi, uno scatto del soggetto di profilo, magari con l'introduzione di una mano, per enfatizzare questa seconda personalità che si insinua sulla prima.

Dopo aver scattato Luca, sono ancora riuscito a scattare Lagash e Cristiano, già cambiati con abiti dai colori metallici e cangianti, per poi cambiarmi al volo anche io e salire sul palco per il secondo concerto elettrico. Riccardo, invece, sono riuscito a scattarlo solo alla fine del set elettrico e anche se molto stanco siamo riusciti a mantenere una linea iniziata con gli altri scatti circa due ore prima.

Ci ho messo tutta l'intensità possibile in queste foto e mi piace guardarle montate insieme, più che singolarmente, perchè raccontano un'emozione vera, catturata nel momento in cui la si stava vivendo." ci racconta Davide Arneodo.

Marlene Kuntz. Il Doppio - Magazzini Generali. Credits: Michele Piazza e Simone Cargnoni

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Scritto da macilomo il 2018-11-28 in #cultura #news #persone

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Lomo'Instant Automat Glass

Lomo'Instant Automat Glass

Sviluppando ulteriormente la nostra fotocamera istantanea automatica, abbiamo progettato la Lomo'Instant Automat Glass Magellan! Ispirata agli osservatori astronomici e ai primi esploratori che si sono spinti ai limiti del mondo, abbiamo prodotto un bellissimo obiettivo di vetro 38mm per scattare foto più chiare e definite che mai. Multi-strato per minimizzare i riflessi, questo gioiellino permette di realizzare degli scatti grandangolari perfettamente esposti.

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