Firenze: incontri multiculturali con Giacomo Iezzi

Ciao Giacomo, è un piacere accoglierti qui sul nostro Magazine. Ti va di raccontare qualcosa di te alla Community di Lomography?

Grazie mille il piacere è tutto mio! Ho ripreso a scattare da tre anni e ho deciso di dedicare più tempo possibile alla fotografia, lasciando da parte altre eventuali carriere lavorative. Non lavoro con la fotografia: non mi piace la “commissione” preferisco esprimermi attraverso questo linguaggio in totale libertà. Sto buttando giù diversi progetti dove il filo conduttore è la natura e il nostro comportamento nei confronti di essa. Mi diverto anche con la street photography e la ritrattistica. Sono molto affascinato dagli sguardi delle persone, dai “naturalmente belli” come li chiamo io, individui con bassi profili social, pochi selfies e timidi della propria bellezza.

Puoi spiegarci brevemente come ti sei avvicinato al mondo della fotografia? Con quale macchina?

Mia madre è stata la reporter di tutti i nostri viaggi, sin da quando ero piccolo, con la sua Nikon FE2 (adesso nelle mie mani). Anche mio padre però è riuscito a catturare bei momenti con la sua Polaroid. La mia prima macchina fotografica è stata una Kodak Pocket Instamatic, con un flash a bulbo esterno. Con essa ho realizzato il mio primo reportage fotografico durante un viaggio a Londra, all'epoca avevo solo nove anni. In adolescenza sono passato alla Nikon FE2 di mia madre, intercambiandola ad una Olympus OM10, macchina che tutt'ora utilizzo.

In ordine da sinistra a destra, dall'alto in basso: Feng (Cina), Neusa (Angola), Kanita (Kosovo), Olga (Russia), Gaia (India), Sayuri (Giappone), Simona (Italia, Sicilia). Foto di Giacomo Iezzi con l'obiettivo Daguerreotype Achromat 2.9/64.

Che cosa ami fotografare di più? E che cosa vuoi esprimere attraverso la fotografia?

Come accennavo prima, vorrei trasmettere il desiderio per il cambiamento del nostro rapporto con la natura. Un sogno un po' utopico, ma estremamente importante a mio parere. Mi sembra più che giusto cercare di svegliare più coscienze possibili visto la distanza che si è creata tra l’uomo e l'ambiente. Cerco quindi tramite vari progetti di stimolare l’osservatore a ritrovare le sensazioni che si avvertono nel contesto naturale. Nella ritrattistica mi piace mettere in evidenza gli sguardi delle persone. A volte fermo persone per strada e chiedo loro di fotografarle. Preferisco i timidi, coloro che realmente mettono alla prova la mia fotografia, persone che non amano stare sotto i riflettori, quelli che io chiamo i "naturalmente belli".

Quanto hanno influito le tue esperienze di vita nei tuoi lavori?

Indubbiamente aver vissuto in una metropoli come Roma mi ha stimolato molto. Ho avuto modo di vivere quello che è il "traffico umano", il disagio urbano, le code per arrivare a prendere la metro; tutte situazioni che mi ricordano un poco le sequenze di Koyaanisqatsi, film da cui ho tratto molta ispirazione sin da piccolo. A trent'anni mi sono trasferito sulla costa toscana dove ho recuperato il contatto con la natura. Ho ripreso a fare trekking, uscite in mountain bike e arrampicata. Trovarmi in quei posti meravigliosi mi ha fatto tornare la voglia di fotografare. La calma e la pace che si trovano in natura sono state di grande ispirazione in relazione al caos cittadino. In questo contesto naturale ho potuto ritrovare me stesso. Decisi, per questo motivo, di trasmettere le sensazioni della natura, tramite il mio linguaggio fotografico, a chi come me si era perso nel tran tran urbano.

Puoi parlarci di questo progetto che andiamo oggi a presentare?

Il progetto ruota attorno al Daguerreotype Achromat 2.9/64 stesso. Ho cercato di sfruttare al meglio questo obiettivo, usando condizioni di luci diverse e inquadrando i soggetti in modo totalmente differente uno dall’altro. Il progetto raccoglie una serie di ritratti di ragazze di diverse nazionalità che risiedono a Firenze. È un progetto che sto sviluppando da tempo e che racconta della vera bellezza di Firenze: il fatto che in una città così piccola hai la possibilità di incontrare il mondo, da qui il titolo di questo progetto. Non ho ritratto turiste bensì studentesse, lavoratrici e residenti. Quelle persone che soggiornando un po’ più a lungo ci offrono la possibilità di entrare a contatto con la propria cultura e costumi.

In ordine da sinistra a destra, dall'alto in basso: Maeva (Svizzera), Noussa (Algeria), Emily (Regno Unito), Giulia (Firenze), Emilia (Messico), Olivia (Svezia), Elisa (Zimbawe), Euxheni (Albania). Foto di Giacomo Iezzi con l'obiettivo Daguerreotype Achromat 2.9/64.

Quali sono state le tue impressioni su questo obiettivo?

Mi ha ricordato le mie prime esperienze fotografiche, come quando a Berlino nel 1998 scattavo con la mia Olympus Om 10 e un obiettivo da 50mm. Ho cercato di farla fruttare al meglio e il risultato mi è piaciuto moltissimo. Le foto sono al di sopra delle mie aspettative e i diaframmi a scheda mi hanno aiutato a creare le varie atmosfere, una diversa dall’altra. Di solito non mi piace quest’effetto un po’ sfumato ma devo dire che questa volta mi ha fatto ricredere. Il bokeh nel ritratto si usa spesso per dare importanza al soggetto, ma qui l'effetto è anche più particolare: ha questa caratteristica circolare che è unica, dando sensazione di poeticità che evidenzia la naturalezza dei soggetti scelti.

Puoi raccontarci qualche cosa di queste ragazze e della scelta del luogo e del tipo di inquadratura in base al soggetto?

Feng è di origine cinese ma vive in Giappone, è una studentessa del Polimoda. L’ho conosciuta facendole degli scatti insieme ad altri due suoi amici, anche loro studenti del Polimoda. Feng ha un viso stupendo e per lei ho scelto un primissimo piano, era inevitabile. Neusa lavora in Piazza Duomo. Stavo cercando una ragazza africana da ritrarre nel progetto ma ancora non l’avevo trovata; poi un giorno mangiando in un locale la mia compagna esclama: “..e lei?” ed io: ”è lei!”. Neusa si è trasferita qui per studio dall’Angola, ora vive, studia e lavora a Firenze. Per lei ho scelto quella poca luce dai toni caldi per far risaltare l’oro della sua pelle. L'ambientazione è quella di un bar/ristorante in Piazza Santo Spirito chiamato Gurdulù. Kanita viene dal Kosovo e studia Industrial design all’Università di Firenze. Mi serviva una “rossa" per questa fotografia. Volevo questo contrasto tra il rosso e il verde del prato e lei era semplicemente perfetta per questo! Olga viene dalla Russia, è una fotografa e quindi ha sposato il progetto con tranquillità. Per lei avevo scelto il tramonto, si possono notare infatti i toni di magenta sia nello sfondo che sul suo viso. Gaia si è trasferita con la famiglia dall’India quando ancora era una bambina. Sta facendo uno stage per gli studi di Merchandise and Communication allo IED. I colori del Volume, locale che amo in Piazza Santo Spirito, erano perfetti per la sua pelle ho dovuto solo usare la luce naturale che entra la mattina, il resto è stato creato dall’anima del bar stesso! Con Sayuri ho preferito fare un gioco di riflessi. La sua bellezza avrebbe deconcentrato tutti dalla foto stessa! Sayuri è Giapponese, studia italiano e il suo sogno più grande è vivere in Italia; ce la sta mettendo tutta e siamo sicuri che ce la farà! Simona è italiana e viene dalla Sicilia. Ha già posato per me ed è una di quelle persone che ha un viso “senza tempo”. È un concetto strano ma che ritrovo spesso con altri fotografi ritrattisti. Un viso senza tempo è un viso che sta bene in qualsisi epoca, anche se per me è una “Lucilla dei tempi dell’impero di Roma” o una “Ipazia dell’antica Grecia”. Scegliere la sua foto è stato difficile, ne avevamo scattate diverse ma alla fine questa era la più efficace. Maeva sta facendo un master in Marketing al Polimoda e viene dalla Svizzera. Ho dovuto aspettare un incrocio astrale per riuscire a scattare con lei! È sempre impegnata nei suoi studi. La foto racconta una rilassatezza e una calma interiore data probabilmente dalla postazione in cui lei trova la quiete per concentrarsi nei suoi studi. Anche Noussa ha già posato per me. È una ragazza algerina che si è spostata in Italia con tutta la famiglia verso i sei anni. Studia Lingue all’Università, ma fa anche teatro. Niente da dire, i suoi occhi parlano da soli. Emily la conosco da qualche anno. Viene sempre al Volume dove ci siamo incontrati. È un'inglese che studia pittura e scultura, una di quelle persone eteree che non passano inosservate; è come se camminasse 50 cm più in alto di tutti. Uno spirito naturale ed un' ottima osservatrice, una bellissima creatura amante della natura. Giulia è di Firenze. Anche lei ha un viso molto bello. La scelta del luogo era giusta per la luce e per l’inquadratura. Il caffè, beh, lo beviamo tutti in Italia e anche spesso! Emilia viene dal Messico ed ha uno dei genitori italiano. Con lei ho scelto di fare una foto più pop. Il posto era perfetto per il suo look di quel momento: stava andando in palestra. Studia al Polimoda, con Elisa, Fashion Art Direction. Elisa è nata in Zimbawe ma la madre è dell’ Honduras mentre il padre austriaco. Elisa è una musicista, compone pezzi suoi e ha una voce fantastica, dovreste sentirla… Con lei ho preferito fare uno scatto più postato e giocare con la luce diretta. Olivia è svedese e studia allo IED Fashion Marketing and Communication. Quando l’ho vista per la prima volta le ho chiesto subito se le potevo fare delle foto, poi abbiamo accordato i primi scatti per questo progetto. Con i suoi toni così chiari, ma il suo abito scuro, ho scelto uno scatto in bianco e nero ed un contrasto maggiore, dato anche dai dettagli presi dando più profondità di campo. Euxheni è una ragazza di origine albanese che viene dalle Marche e studia architettura all’università di Firenze. Sono in attesa di altre chances per fotografarla, è una bellezza unica. Nei suoi occhi si legge la sua grinta e la sua gioia di vivere. Sfortunatamente in questo scatto non si notano molto, ma con lei abbiamo scelto di giocare con la luce prima del tramonto. La scena scelta per lei offre un dialogo tra la presenza della natura e il punto di fuga dell’architettura della scala.

Quali sono i tuoi progetti futuri? Hai in mente qualche cosa in particolare?

Ho diversi progetti dove la protagonista è l’acqua. Sono tre progetti distinti che raccontano il ruolo dell'oro blu nel pianeta. Raccolgono vari argomenti: la sua importanza vitale, l’inquinamento e l’erosione. Uno di questi sono una serie di immagini astratte dove ho catturato dei riflessi di luce su un ruscello di montagna. Più di questo non posso dire perché sto per presentarli ad alcune gallerie, ma spero di avere presto un' occasione per mostrarveli. Il vero sogno nel cassetto? Sicuramente quello di riuscire un domani a dedicare alla fotografia tutto il mio tempo!


Non possiamo che augurare a questo validissimo fotografo fiorentino di poter proseguire in questo suo cammino. Se desideri conoscere più a fondo la sua fotografia non mancare di visitare il sito web di Giacomo Iezzi o il suo profilo Instagram.

Scritto da chiaracarlucci il 2018-12-07 in

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