La quarantena vissuta da un lomografo

Ecco il racconto dei giorni di reclusione di maurosulmuro e i suoi scatti con la Potsdam Kino, tra interni ed esterni, tra silenzi e raggi di sole.

Credits: maurosulmuro

Da quanto tempo sei in quarantena?

Un tempo che ormai potremmo definire lunghissimo: tre settimane esattamente oggi. La società presso cui lavoro fornisce servizi di informatica. In pratica siamo stati in ufficio fino a che non è stata chiusa l’intera nazione. Ora il lavoro continua anche se con ritmi decisamente diversi, tutti chiusi dentro casa collegati da fiumi di dati che vanno da un’abitazione all’altra. Lo chiamano Smart Working. Tutti sapevamo di cosa si trattava, ora lo sappiamo benissimo.

Perché hai scelto una pellicola in BW come la Potsdam Kino per raccontare questo periodo?

I suoi toni estesi mi sono sembrati decisamente adatti per presentare questa atmosfera densa di attese, dubbi e domande che ancora non hanno una risposta. Perfettamente su misura per per la totale incertezza che ci avvolge. E’ una pellicola, a mio avviso, ottima per rappresentare nuova realtà incredibilmente strana e piena di incognite.

Credits: maurosulmuro

Quali sentimenti volevi far trasparire dai tuoi scatti?

Tutti e tanto. In tutte le declinazioni. Dal considerare la casa solo come il nostro nido, siamo passati al doverla accettare come il nostro unico mondo. Contatti sociali quasi azzerati, possibilità di muoversi, girare, viaggiare praticamente inesistenti. Ormai si fanno i viaggi turistici solo al supermercato. Un mix di sensazioni ci travolge. Siamo soli, in un mondo che ha preso una piega impossibile da immaginare, con mille timori di non essere in grado di affrontare il domani.
Nello stesso momento, dopo essere stati costretti a chiudere con lo stress della vita quotidiana, ritroviamo però quei momenti di calma, di rilassatezza, di tranquillità che avevamo perso e che ora come ora non ci dispiacciono. Il non dover alzarsi a orari assurdi, affrontare il traffico, lo smog, il caos delle telefonate, insomma, ora è l’esatto opposto. Abbiamo tempo per noi e per il nostro piccolo spazio. Possiamo guardare quello che abbiamo intorno con un occhio non frettoloso, in grado ora di soffermarsi sulle piccole cose. Sulle sfumature. Ci accorgiamo ora che esiste un mondo decisamente tutto da scoprire.

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La fotografia ti sta aiutando in questo periodo così come lo sviluppo delle tue pellicole. Pensi che fotografare dalla finestra possa rappresentare oggi un messaggio di speranza?

Fa parte della mia quotidianità. Mi muovo per casa soffermandomi sulle cose. Prima uscivo di casa sempre di corsa cercando di non dimenticare nulla, ma dimenticando invece di guardare col cuore ogni particolare. Ora, che il tempo si è fermato, che il tutto si è ridotto a poche decine di metri, che lo spazio si è dilatato e i minuti sono diventati giorni, guardare si traduce in osservare con maggiore attenzione. Ci si concentra sul muro che ci divide dal vicino, sul cane che se la dorme beato sul tappeto, sulla compagna che scherza e prova una mascherina di protezione fatta in casa o più semplicemente, sulla pentola che cuoce o sul vaso vuoto in attesa di un inquilino.

Credits: maurosulmuro

Per vedere altri scatti di Mauro, potete andare sulla sua LomoHome MAUROSULMURO!

Scritto da macilomo il 2020-04-13 in

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