Lomography Incontra Carlo Maria Silletti

Il fotografo Carlo Maria Silletti ci parla del suo ultimo progetto: lo studio, attraverso scatti effettuati con la pellicola Lomography Color Negative 800 Iso, della locandina per il cortometraggio "Che Silenzio c'è Stasera".

© Carlo Maria Silletti

Ciao Carlo, benvenuto! Parlaci di te, quanti anni hai e di dove sei?

Ho 24 anni, sono nato a Taranto ma vivo a Policoro, un paese in provincia di Matera.

Raccontaci del tuo background fotografico. Qual è la tua storia? Quando hai iniziato a fotografare?

Il mio ingresso nel mondo della fotografia ha ufficialmente inizio nel 2018, quando un mio caro amico (ciao Frank!) mi mostra un esemplare di Yashica Electro 35. Rimango letteralmente stregato dal design di quella macchina, banalmente decido quindi che anche io avrei fatto delle fotografie con un oggetto di quel tipo tra le mani. Recupero il più in fretta possibile la vecchia Olympus OM101 dei miei genitori (macchina a cui erano affezionatissimo e con la quale documentarono, tra le tante cose, il loro viaggio di nozze) e finisco il mio primo rullino.

Prima di allora non avevo mai scattato delle foto, se non con lo smartphone, e non avevo mai posseduto una macchina digitale, semplicemente perché la fotografia non mi interessava. Osservo dopo due settimane i risultati del mio primo rullino e rimango folgorato dai quei colori, da quell'atmosfera.

La mia mente ritornò ai tempi in cui sfogliavo da piccolo insieme a mia madre, i vecchi album di famiglia. E già allora provavo nostalgia per quei momenti, fermi sulla carta, di tempi ormai andati. Tuttavia, anziché continuare su quella strada, decisi di approfondire la fotografia investendo su un apparecchio digitale. Per un anno ho continuato a fare foto in questo modo, dimenticandomi della pellicola (questo dovuto anche ai lunghi tempi necessari per lo sviluppo di quest'ultima), studiando e cercando di sviluppare il mio stile personale.

Infine arriviamo al 2020, anno cruciale che plasma impetuosamente il mio modo di intendere la fotografia: decido di cominciare a lavorare seguendo dei progetti, cercando di creare delle storie attraverso le mie immagini. Soprattutto decido di lavorare più lentamente, tentando di riappropriarmi del mezzo con cui tutto è cominciato; la pellicola. Per tutto questo, per tutte le conversazioni e il sostegno del caso è doveroso ringraziare e salutare Dino. All'inizio di Agosto 2020 ho anche cominciato a sviluppare e scansionare i negativi autonomamente a casa: questo mi dà l'assoluta libertà creativa di cui avevo bisogno.

© Carlo Maria Silletti

In un'era innegabilmente digitale, perché scatti su pellicola?

Scattare su pellicola è in primis, per me, un espediente per sviluppare una mentalità basata sull'essere progettuali. Prima di scattare una fotografia sono solito prendermi del tempo, e la pellicola viene incontro a questa mia necessità. Mi lascia del tempo per respirare, senza l'ansia di dover controllare il display della digitale dopo ogni scatto. In secundis, amo l'approccio fisico poter toccare con mano l'essenza di una foto, esaminare il negativo; anche il solo atto di caricare il rullino sulla macchina mi fa venire i brividi. Infine, ma non per importanza, i colori e i dettagli su ombre e luci. L'estesa gamma dinamica e la latitudine di posa di una pellicola negativa sono caratteristiche alle quali non riesco più a rinunciare.

Com'è nata la collaborazione con il regista Giuseppe Daniele Amalfi?

Con Giuseppe Daniele Amalfi vi è prima di tutto un rapporto di amicizia oltre al fatto di essere colleghi. Non mi sono interessato fin dal principio al suo progetto - il cortometraggio "Che Silenzio c'è Stasera" - ma dopo aver visto alcune clip ed essere stato sul set ho voluto essere coinvolto e mi sono offerto di occuparmi della parte promozionale e della color correction. Dunque ho scattato delle fotografie con lo scopo di creare una locandina per il corto e altre per pubblicizzare il prodotto sulle varie piattaforme online. E' stato molto divertente e c'è stata molta collaborazione, sono felice di questo e auguro il meglio a Giuseppe per questo e per i suoi futuri progetti.

© Carlo Maria Silletti

Quale fotocamera e attrezzatura hai utilizzato per questi scatti?

Per realizzare gli scatti ho utilizzato una medio formato analogica, la Mamiya RB67, una macchina decisamente pesante! Ho utilizzato una medio formato a causa delle dimensioni del negativo che produce, questo mi consente di avere innumerevoli vantaggi soprattutto per il fatto di poter fare delle stampe di grandi dimensioni. Come pellicola ho utilizzato la Lomography Color Negative 800 Iso. Dovendo lavorare in condizioni di scarsa luminosità e avendo bisogno di una pellicola ad elevata sensibilità ho scelto la Lomo 800 per avere al tempo stesso dei colori estremamente vivaci per enfatizzare le alte luci (necessari per ricreare l'atmosfera crime del cortometraggio) e straordinari dettagli sulle ombre.

Hai una fotocamera preferita?

Proprio negli ultimi giorni ho cominciato a lavorare con la Mamiya RZ67, naturale evoluzione della RB67. Per quanto riguarda il medio formato, credo sia la macchina con cui mi trovo meglio principalmente perché è un po' più leggera della RB e dispone di un mirino molto più luminoso rispetto a quest'ultima.

C'è un fotografo che ti piace particolarmente?

In generale studio e approfondisco con interesse il lavoro di fotografi che uniscono il documentarismo puro e la fotografia d'arte, ad esempio Stephen Shore e Larry Sultan. Se dovessi sceglierne solo uno però, sceglierei senza ombra di dubbio il contemporaneo Alec Soth. Sfogliare il suo "Sleeping by the Mississippi" è davvero un'esperienza catartica.

© Carlo Maria Silletti

Hai nuovi progetti fotografici in programma per il 2021?

Ho sicuramente delle idee per alcuni progetti da portare a termine nel 2021, sperando che la situazione epidemiologica me lo consenta. Continuerò sempre a lavorare in pellicola quindi un buon proposito per il 2021 è quello di risparmiare e investire sempre nell'analogico!


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Scritto da melissaperitore il 2021-01-11 in #gear #persone

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