Lomografe On the Rise: Francesca Ruberti

"Woman Lomographer On the Rise" è la celebrazione delle donne della nostra Community che, grazie alla loro creatività e unicità ci ispirano ogni giorno a seguire le nostre passioni. Lasciati trasportare dalle atmosfere sognanti di queste fotografie scattate su pellicola LomoChrome Metropolis da Francesca Ruberti aka Trainsported.

© Francesca Ruberti - LomoChrome Metropolis

Ciao Francesca, potresti fare una tua piccola presentazione ai lettori del nostro Online Magazine?

Ciao! Mi chiamo Francesca, ho ventiquattro anni e sono originaria di Pisa, ma da un paio d’anni a questa parte ho imparato a crearmi un luogo da chiamare “casa” ovunque mi trovi. Sto avendo l’immensa fortuna di viaggiare molto e di poter trascorrere lunghi periodi in paesi diversi, cosa che mi permette di arricchirmi umanamente e culturalmente. Studio linguistica e slavistica all’Università di Pisa, e ho un’incontenibile passione per l’apprendimento delle lingue.

Al momento parlo otto lingue, ma mi sto impegnando per conoscerne molte di più! Come dico sempre, mi piace moltissimo viaggiare “in lingua originale”, provare quella sensazione di comunicare con chi incontro lungo il mio cammino nella sua lingua. Sto terminando la laurea magistrale, ma nel frattempo insegno le lingue che conosco meglio, ed è il lavoro più appagante che esista!

Ho letto sul tuo blog che stai studiando a Vilnius, come mai la scelta di questa città?

Ho trascorso l’autunno e parte dell’inverno a Vilnius, una città che mi ha incantata con i suoi boschi e con i suoi laghi. Ho scelto questa città per motivi di studio, l’area baltica mi incuriosiva e dopo averla studiata da lontano, ho deciso di scoprirla perdendomici all’interno. Ho scelto la Lituania come destinazione per un Erasmus, e ho atteso il momento di partire con impazienza ed entusiasmo. Tuttavia, durante quest’anno così particolare ho trovato i miei viaggi davvero faticosi. A fine agosto, a poche settimane dall’inizio del mio Erasmus, ero molto reticente a recarmi a Vilnius, la prospettiva di stare nuovamente in quarantena lontana da casa mi rendeva insicura sul da farsi. Il vero motivo per cui, tra un ripensamento e l’altro, sono partita e mi sono ritrovata a Vilnius, è stato il ritrovamento di una macchina fotografica, ma questa è un’altra storia!

© Francesca Ruberti - LomoChrome Metropolis

Sono arrivata in Lituania a fine agosto e mi sono trovata a vivere in un vecchio palazzone sovietico durante il primo mese, per poi trasferirmi nel centro della città di Vilnius, nella Repubblica indipendente di Užupis! Užupis è un luogo di artisti, gallerie, negozi etnici, atelier, murales, e come ogni repubblica che si rispetti, ha una propria costituzione, che qualcuno ha definito “la costituzione più bella del mondo”. Solo per citare alcuni articoli tra i miei preferiti:

Art. 4. Tutti hanno il diritto di fare errori.
Art. 14. A volte si ha il diritto di essere inconsapevoli dei propri doveri.
Art. 34. Tutti hanno il diritto di essere fraintesi.
Art. 38. Tutti hanno il diritto di non avere paura.

Sto continuando a studiare a Vilnius con una borsa di studio, ma, ahimè, lo faccio dal mio computer, vivendo altrove. Mi manca uscire di casa e non trovare il mio bosco e il mio lago di fiducia ad aspettarmi.

Parlaci del tuo background fotografico. Quando hai iniziato a fotografare? 

Ho iniziato a fotografare da adolescente con una macchina digitale, incuriosita dalla comunicazione attraverso immagini. Ho sempre scritto molto, sia storie fittizie che diari e resoconti di viaggio, e la macchina fotografica inizialmente era per me uno strumento per la creazione di scatti che potessero accompagnare una narrazione.

Ho trovato la mia prima macchina fotografica analogica nel garage di mio nonno, una Frankarette della fine degli anni Cinquanta. Ho comprato il rullino più economico sul mercato e ho iniziato a portarla sempre con me. Un po’ per un senso direverenza nei confronti di un oggetto sopravvissuto allo scorrere degli anni, un po’ per inesperienza con l’analogico, prima di scattare una foto rimuginavo, cambiavo inquadratura, aspettavo che il sole si spostasse, che le ombre assumessero una certa forma.

Ho iniziato a sentirmi davvero parte di un processo creativo, la macchina fotografica era diventata un prolungamento dello sguardo. Da allora, col passare del tempo, ho quasi completamente abbandonato la fotografia digitale, relegata ai momenti in cui ho necessità di un numero elevato di pose e ho bisogno di scattare velocemente, come in viaggio.

© Francesca Ruberti - LomoChrome Metropolis

Queste meravigliose fotografie sono state scattate con la pellicola LomoChrome Metropolis: quali sono le caratteristiche che più ti hanno colpito?

Non avevo mai utilizzato questa pellicola in precedenza, ma dopo aver sviluppato questo rullino è diventata una delle mie preferite. Il tono del bianco è meraviglioso e il grigio dei
boschi lituani con questa nota verdognola è gradevolissimo. Grana splendida!

Quale fotocamera hai utilizzato per queste foto?

Ho scattato queste foto con una Belomo Vilia assai malridotta, rattoppata con nastro adesivo nero. La Vilia è una macchina fotografica prodotta in Bielorussia, che io utilizzo con il suo assetto più diffuso, con la lente Triplet 69-3 4/40.

La scorsa estate, in una calda giornata di inizio agosto, passeggiavo per le stradine di Veliko Tărnovo in Bulgaria, e per rifugiarmi dall’afa sono entrata in una bottega piena di cianfrusaglie. Dentro faceva ancora più caldo che fuori, ma mi ha trattenuta una bacheca piena di macchine fotografiche, quasi tutte rotte. La Vilia era nascosta dietro a qualche macchina di produzione sovietica, e me la sono accaparrata per soli otto euro, trattando con l’annoiato proprietario del negozio che faceva finta di non vedere il buco enorme al posto della mancante slitta per il flash.

Se siete arrivati a leggere questa risposta, questa è la macchina fotografica il cui ritrovamento mi ha convinta a liberarmi delle insicurezze e a trasferirmi a Vilnius, nonostante quarantena e pandemia in corso. Perché? Perché “Vilia” (Вилия) è il nome russo del fiume Neris, il fiume che passa al centro di Vilnius! Forse sarò un’inguaribile romantica, ma un segnale del genere è stato assolutamente sufficiente a convincermi che partire fosse la cosa giusta.

© Francesca Ruberti - LomoChrome Metropolis

Quale attrezzatura fotografica non può assolutamente mancare nei tuoi viaggi?

Nel mio zaino non manca mai la mia Zenit ET con la sua lente Helios 44-2. Se mi sposto velocemente, trascorrendo poco tempo nei vari luoghi che visito, mi porto dietro anche la
macchina digitale, ma ultimamente sto rinunciando alla possibilità di scattare molte foto per far spazio alla mia Lubitel 2.

Sul tuo profilo Instagram trainsported scrivi "Viaggio da sola per sentirmi parte del mondo, apprendo lingue, ascolto storie". Quanto la fotografia ti è compagna durante i tuoi viaggi?

Tantissimo! Tutti gli sconosciuti che si fermano a chiacchierare con me in viaggio, o che mi offrono passaggi, che mi cucinano qualcosa, che mi raccontano le proprie storie e mi mostrano i posti in cui sono cresciuti, diventano soggetti per ritratti preziosissimi. Un momento di gentilezza in cui una persona mi fa sentire a casa si trasforma in un’immagine indelebile. Per non parlare della natura meravigliosa che mi ha regalato albe, tramonti, nevicate, temporali, crepuscoli…Solo la pellicola può avvicinarsi a raccontare la magia di quei momenti.

Credi esista un legame tra natura, che spesso ritroviamo tra i tuoi scatti, e la fotografia analogica?

La natura muta da un secondo all’altro, quando cerco di imprimerla sulla pellicola mi sembra quasi di forzarla a fermarsi per me. Passa un secondo, e già il tempo di esposizione non è più adeguato alla luce esterna. Alcuni scatti riescono, altri sono leggermente sovraesposti o sottoesposti, e sono proprio le imprecisioni a svelare dettagli che rimanevano nascosti nella realtà. Inoltre, la natura partecipa anche al momento dello scatto, come quella volta che in Russia ho scattato una doppia esposizione che adoro con la mia Lubitel 2, poiché avevo le mani troppo congelate per riavvolgere!

© Francesca Ruberti - Lubitel 2

Le foto che seguono invece, sono state scattate tutte con la Lubitel: quale formato prediligi e per quale motivo? Il 35 o 120mm?

Mi piace sperimentare con entrambi i formati. Utilizzo molto più spesso pellicole 35mm, ma quando ho tempo per comporre la foto con la biottica, mi gusto tutto il processo non breve dello scatto.

© Francesca Ruberti - Lubitel 2

Chi sono gli artisti che segui e da chi-cosa trai ispirazione per le tue foto?

Un artista che ha contribuito a farmi innamorare dell’analogico è Oleg Oprisco, che con i suoi scatti crea delle vere e proprie scenografie. Le sue sono immagini perfette, studiate nei minimi dettagli, ma a catturare i suoi quadri sono delle Kiev medio formato, macchine fotografiche che si trovano a prezzi molto bassi nei mercati dell’usato in Russia. È un esempio di come si possano ottenere immagini tecnicamente ed esteticamente impeccabili con una macchina fotografica che potremmo recuperare da uno scantinato. Tra i fotografi e le fotografe a cui mi ispiro non posso non menzionare Judianne Grace, Tamara Lichtenstein e Maya Beano, tre artiste fantastiche!

Parlaci dei tuoi progetti. Cosa ti riserva il futuro? 

Più che progetti, ho tanti viaggi nel cassetto. Vorrei tornare a vivere in Russia, la terra di produzione delle macchine fotografiche a cui non potrei mai rinunciare. Dal futuro mi aspetto di scoprire luoghi e culture, mi aspetto sempre più pellicole, studiare altre lingue, scrivere sempre di più, incontrare persone meravigliose, sentirmi sempre più libera di esprimermi artisticamente, ma soprattutto, spero di non perdere mai la curiosità e la voglia di imparare!

© Francesca Ruberti - Lubitel 2

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Scritto da melissaperitore il 2021-03-18 in #gear #persone

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