I Ritratti Intimi di Stefania Zucca su Pellicole Lomography

Conosciamo meglio attraverso questa intervista Stefania Zucca, fotografa italiana con sede a Berlino e cofondatrice del collettivo fotografico analogico Patient Wolves.

© Stefania Zucca - Pellicola Babylon Kino

Ciao Stefania, potresti fare una tua presentazione per i lettori del nostro Online Magazine?

Hallo! Ho 35 anni e sono una ragazza italiana che nel 2011 si è trasferita a Berlino (senza mai averla visitata prima) e non è più andata via. Amo questa città e devo molto a lei, soprattutto per quello che riguarda la mia crescita interiore. "Per pagare l'affitto", come mi disse un ragazzo che ho scattato tempo fa, lavoro in una caffetteria da diversi anni e quando non lavoro cerco di dedicarmi alla fotografia e alle cose che mi piacciono (tipo andare in bicicletta e scoprire, si ancora dopo 10 anni, la mia città).

© Stefania Zucca - Pellicola Babylon Kino

Parlaci del tuo background fotografico. Quando hai iniziato a fotografare?

Quando avevo 8 anni una zia mi regalò la mia prima macchina fotografica 35mm compatta (una Ricoh che ancora ho in Italia ma che ormai penso non funzioni più). Ricordo che fotografavo le nuvole dalla finestra e i graffiti in giro per la città (mi viene da sorridere). La prima reflex penso di averla avuta intorno ai 14 anni e grazie ad un professore del Liceo Artistico che frequentavo, ho iniziato ad approcciarmi alla fotografia con maggiore interesse, leggendo diversi libri di teoria e storia e scoprendo i Maestri. Scattavo solo in B/N all'epoca. A 18 anni invece fu il turno della prima fotocamera istantanea, una 600 per essere precisi, mentre ora posseggo una SX70 che adoro. Diciamo che ho sempre scattato in 35mm e istantanee ma per un periodo ho usato anche il digitale. Purtroppo smisi di fare fotografia, qualcosa in me si spense, forse il periodo, forse il mezzo utilizzato, probabilmente entrambe le cose.

Nel 2019 è tornato l'entusiasmo, come se mi fossi svegliata da un lungo sonno e con una fame grandissima. Non mi sono più fermata, settimana dopo settimana, rullino dopo rullino. Le persone del mio laboratorio di fiducia, Fotokotti, sono sempre molto gentili con me a causa di questa mia “dipendenza”.

© Stefania Zucca - Pellicola Babylon Kino

Questa serie meravigliosa è stata scattata le nostre pellicole LomoChrome Metropolis, Berlin Kino e Babylon Kino: quest'ultima è caratterizzata da bassissimi ISO (13). Come mai la scelta di una pellicola così "impegnativa" e come ti sei trovata ad usarla? Hai ottenuto i risultati sperati?

Ho scoperto la Babylon Kino guardando le fotografie di un altro fotografo (Leonard Drorian) e ne sono subito rimasta affascinata. Quelle tonalità, quei contrasti, avevano qualcosa di retrò che mi ha incuriosita. Dato che mi piace molto sperimentare e provare cose nuove decisi di provarla. La prima volta che la usai stavo fotografando una coppia e non sapevo bene cosa sarebbe venuto fuori da quel rullino. Ero un pò intimorita dagli iso così bassi e da un ipotetico micromosso ma ottenni dei risultati niente male.

Aveva del potenziale, mi aveva colpito e decisi di continuare a giocarci. La volta successiva fu con un'altra ragazza (una cosa un po’ particolare che faccio è scegliere un rullino per ogni soggetto che fotografo, ogni soggetto lo vedo o lo immagino con determinati colori o determinate atmosfere date da una pellicola precisa) andai spedita e feci centro. Mi piace molto questa pellicola.

© Stefania Zucca - Pellicola Babylon Kino

Quale fotocamera hai utilizzato per queste foto?

Nikon Fm2, con la normale 1.4. Tutto a mano libera.

Nonostante le tue foto ritraggano momenti e situazioni molto intime, non possiamo evitare di notare una naturalezza assoluta nelle pose e come i tuoi soggetti si trovino a loro agio: qual'é stato il tuo approccio con i soggetti quando hai scattato queste serie?

Con le persone con cui ho già un rapporto è molto più semplice, perchè c'è fiducia, conoscenza e complicità. Quando invece scatto per la prima volta qualcuno devo "costruire" questo legame. Sento il bisogno di avere una connessione con il soggetto ripreso (scelgo sempre di fotografare qualcuno che smuove una parte emotiva della mia persona).

Il dialogo penso sia fondamentale, soprattutto prima di iniziare (a volte la chiacchiera continua per tutta la durata dell'incontro, come se fossi andata a casa di vecchi amici) e c'è tanta trasparenza. Parlo sempre della mia ricerca fotografica, su cosa si basa e quello che vorrei. Ogni persona accetta di darsi a me in modo libero e consapevole e questo fa si che tutto fluisca serenamente.

© Stefania Zucca - Pellicola LomoChrome Metropolis

C'è un termine che ci viene immediatamente in mente guardando le tue foto su Instagram: Female Gaze. Ti ritrovi dietro a questo concetto-estetica?

Ecco...non penso di trovarmi a mio agio in questa definizione. A me sembra una visione un po’ polarizzata. Perchè penso che la sensibilità (artistica o meno che sia) sia indipendente dal sesso dell'autore. Ha più a che fare con la sua storia, con il suo vissuto, con le sue personali elaborazioni di fronte agli eventi della vita. Forse converrebbe uscire da queste dinamiche e parlare semplicemente di persone, dei loro linguaggi, di ciò che producono, indipendentemente dal loro sesso biologico. E’ più equilibrato così, trovi?

Fai parte del nuovissimo collettivo di fotografi Patient Wolves quali sono le sfide da superare per poter portare avanti un collettivo?

Il collettivo è, per volontà del suo ideatore, un ambiente paritario. Nessuno ha più potere decisionale dell'altro, anche se esistono dei ruoli, basati sulle attitudini e capacità di ciascuno. Questo è molto bello in teoria, nella pratica però ci porta a impegnarci molto in confronti e dialoghi che da un lato possono essere impegnativi psicologicamente dall'altro ci aiutano a crescere, sia come autori (perché siamo autori diversi e la diversità, se condivisa, diventa ricchezza) sia, forse, come persone. Impariamo tanto gli uni dagli altri e, non essendo nessuno di noi un editore professionista, impariamo molto anche del settore di cui stiamo facendo esperienza. Ciò che ci sta a cuore è quanto c'è scritto nel manifesto, ne cito un pezzettino che trovo significativo: "le persone hanno il diritto, in ambito consensuale, di incontrarsi e produrre liberamente. Ed è vitale che i risultati prodotti vengano sollevati dal peso del giudizio. Parliamo di un tipo particolare di giudizio, quello che ci vorrebbe tutti allineati ad una morale universale."

Questo diritto di esprimersi (mostrare/mostrarsi/comunicare concetti) viene censurato nel mondo social. I social, negli ultimi anni, non concedono agli utenti la libertà di scegliere cosa vogliono vedere, bensì definiscono a monte cosa è giusto e cosa è sbagliato vedere. L'esempio del capezzolo femminile (vietato) contrapposto al capezzolo maschile (consentito) è solo un piccolissimo esempio di questa profonda ipocrisia imposta da chi detiene le redini. Ce ne sarebbero molti altri.

Che si debba ancora nel 2021 lottare con delle morali che si sostituiscono al giudizio critico delle persone è molto triste. Soprattutto pensando che un algoritmo o un operatore può, a suo giudizio, cancellare anni e anni di attività artistica di un autore e chiudere il dialogo. Ed è molto scorretto.

© Stefania Zucca - Pellicola LomoChrome Metropolis

Quale attrezzatura fotografica non può assolutamente mancare nei tuoi viaggi?

La mia Nikon Fm2 con obiettivi 50mm e 35mm

Chi sono gli artisti che segui e da chi-cosa trai ispirazione per le tue foto?

Seguo tanti artisti, la lista potrebbe essere molto lunga. Tra i miei preferiti Ren Hang, Nobuyoshi Araki, Ralph Gibson, Saul Leiter, Helmut Newton e tanti ancora. C'è comunque un fotografo berlinese da cui sono rimasta stregata recentemente e da cui probabilmente sono influenzata. Ed è Florian Hetz.

In generale penso che ogni immagine che vedo mi segni inconsciamente, sia che si tratti di altre foto, sia che si tratti di un film o di un libro, sia che si tratti di quello che vedo girando per Berlino.

© Stefania Zucca - Pellicola Berlin Kino

Hai progetti futuri di cui vuoi parlarci?

Mi piacerebbe fare un libro che raccolga questi primi anni di incontri con le persone. Vorrei farlo con un amico che conoscete, lundesnombreux, l’ideatore di Patient Wolves. Da sola sono troppo timida per farlo e lui lo è ancor più di me, ma forse unendo le forze…


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Scritto da melissaperitore il 2021-11-02 in #gear

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