Giorgieness e la Magia della Pellicola: il Racconto Intimo di 'Non una di meno'

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Nel suo nuovo videoclip Non una di meno, Giorgieness sceglie la pellicola per raccontare con intensità e autenticità un brano carico di significato. In questa intervista, l'artista ci parla del suo desiderio di tornare a un approccio più analogico in un mondo iperconnesso, del legame con il team di lavoro e del potere evocativo di immagini che, come la sua musica, custodiscono memoria ed emozioni. A raccontarci il processo creativo ci sono anche la regista Cecilia Minutillo Turtur e la direttrice della fotografia Margherita Bagnara, che svelano le sfide e la poesia del girare su pellicola in un’industria dominata dal digitale. Le immagini di backstage che vedrete sono tutte realizzate su pellicole Color Negative 400 e 800 da Elena Negri.

© Elena Negri

Ciao Giorgieness, benvenuta sul nostro online magazine e complimenti per l'uscita del tuo nuovo video! In un tuo recente post hai parlato del bisogno di sentirti più “analogica” in un mondo iperconnesso. Questo pensiero è nato dopo la realizzazione del video di Non una di meno su pellicola? O è un pensiero che già ti accompagnava?

Grazie a voi per avermi “ospitata” e supportata in questo progetto in cui io e tutto il team abbiamo creduto moltissimo! Diciamo che sono da sempre, per lavoro, stata la ragazza “col telefono in mano”. In più ho sempre avuto gli affetti più cari lontani, quindi per rimanere in contatto ho grandi chat di WhatsApp.

Da un po’ di tempo a questa parte, con l’aumentare della mole, mi sono resa conto di quanto mi abbia risucchiata e quante energia e creatività mi toglie questa idea di essere sempre reperibile. E soprattutto l’aspettativa di una risposta veloce, quando magari stai lavorando ad altro o semplicemente vivendo.

Mentre ero sul set e nelle infinite ore di treno che si portavano dietro, ho avuto chiaro questo pensiero che poi ho espresso appunto raccontandolo nel videoclip. Ci metto sempre un po’ ad elaborare le sensazioni che provo, cosa che per il mio lavoro è molto utile in quanto metto tutto per iscritto e mi ritrovo con molto materiale da cui partire per le canzoni!

© Elena Negri

Il digitale permette di scattare all’infinito, mentre la pellicola impone un limite, una selezione. Quanto è stato importante per te questo aspetto nella realizzazione del video?

Partendo dal presupposto che, da grande fan di Lana del Rey e della sua estetica, sognavo un video in pellicola da sempre! In generale quel tipo di vintage penso che fotografi bene la mia nostalgia, non per forza triste, ma presente.

Nella canzone si parla di lasciare andare, senza però dimenticare: quando dico “che peccato” è proprio con lo spirito di quando riguardi al passato qualcosa di potenzialmente bello che però si è risolto in un pugno di mosche. Il fatto che proprio questa canzone sia accompagnata da immagini analogiche credo suggerisca ancora di più questo sentimento di memoria, di eredità.

Hai scritto anche che girare il video su pellicola ti ha portato ad affidarti completamente alla troupe. Come ha influenzato il tuo rapporto con il team e la tua esperienza sul set?

Faccio un passo indietro perchè penso sia importante parlare del rapporto che ho col mio corpo: ho sofferto e ho lottato contro i disturbi alimentari per una vita, che mi hanno causato per un periodo anche una brutta acne tardiva prima di guarire. La mia immagine in foto non scattate da me non mi spaventa più troppo, perché sono abituata a posare, ma ho ancora molti problemi quando si parla di video.

Credo che questo lavoro abbia principalmente aggiunto un pezzo al rapporto già molto profondo di amicizia che ho con Cecilia che essendo la regista, era “i miei occhi” - ma ha anche creato una sinergia con il resto della troupe, quasi tutta composta da donne. Non c’è stato un secondo in cui non ho pensato che ognuna di loro, secondo il suo ruolo, lavorasse per far uscire il meglio di me, non solo a livello estetico. C’è da dire che anche il brano ha aiutato, perchè ognuna di noi si è riconosciuta almeno una volta in queste parole.

La pellicola ci ha “obbligate” a fidarci ciecamente l’una dell’altra: io della loro visione, loro della mia interpretazione. E, come ogni volta che le donne creano una sinergia simile, la magia è avvenuta. E ho trovato anche tante nuove amiche e qualche amico!

© Elena Negri

Il tuo ultimo singolo "Non una di meno" è un titolo potente. Come è nato questo brano e cosa rappresenta per te?

Come spesso accade nei miei brani, c’è molto storytelling di vita vissuta. Mi sono trovata davvero ad una manifestazione di Non una di meno con un uomo che mi ha chiesto di non dire che ci eravamo arrivati insieme, ma che ci eravamo trovati per caso, insieme ad altri amici comuni. E mi sono trovata davvero tante volte a reggere il carico emotivo di una relazione con qualcuno che ti ama a parole, ma non è capace di prendersi la responsabilità di impegnarsi per far funzionare le cose. E che poi magari ti da anche della pazza se, ad un certo punto, impazzisci davvero. Da lì un gran flusso di coscienza, ricordi e quel gran peccato di dover lasciare andare l’ennesima “persona giusta” con la maturità emotiva di un alligatore. Porto da sempre la sorellanza e il femminismo intersezionale nelle canzoni, credo nel dialogo, nell’attivismo inclusivo che cerca confronto. Inevitabilmente le cose si fondono e mai come in questo album mi sono accorta di parlare non solo per me, ma per tante persone. È il mio brano preferito dell’album, uno di quelli che ho lavorato con più cura e ha degli splendidi pianoforti di quel grande alleato che è il maestro Alberto Cipolla (direttore d’orchestra a Sanremo, noto anche per essersi scritto “fu*k patriarcato” sulla mano in diretta nazionale). Volevo infatti dire, con questa canzone “è bello che ci siano uomini alle manifestazioni, ma prima controllate di trattare bene le donne che avete attorno”.

Qual è il tuo legame con la fotografia analogica?

Un amore lungo una vita. Mia madre ha una vecchia Yashika che non mi ha mai fatto usare per paura la rompessi (ha ragione) e quindi ho sempre scattato con una 450D digitale, ma cercando sempre nella post produzione di ritrovare quella pasta. Penso che, ricollegandoci alla prima domanda, forse avremmo un’immagine migliore di noi stessi se dovessimo scegliere quando fotografarci, quali momenti scegliere. Magari avremmo foto in cui siamo più brutti, ma spesso sono le più felici.

© Elena Negri

Di seguito, la regista Cecilia Minutillo Turtur e la direttrice della fotografia Margherita Bagnara ci raccontano la visione che ha dato vita al videoclip Non una di meno.

Girare su pellicola è una scelta abbastanza rara nell’industria musicale. Cosa ti ha spinto a utilizzare questo formato per il video di "Non una di meno"?

Cecilia: Ho deciso di girare in pellicola il video di "Non Una Di Meno" perchè trovo che il formato analogico sia un mezzo che restituisce davvero molta intensità ad un progetto, per i suoi colori, la sua grana e in generale per le atmosfere che è in grado di creare. Nel caso specifico di questo brano la scelta mi è parsa quasi inevitabile data l'intimità del testo e la profondità del messaggio veicolato. In generale, poi, mi piacerebbe molto dare vita ad una piccola "nicchia creativa" che gira in pellicola anche nell'ambito musicale indipendente. Specialmente in qualità di regista, mi piacerebbe che un giorno questo divenisse un tratto distintivo del mio lavoro. Mi sto impegnando affinché questo accada anche grazie alla meravigliosa squadra che mi accompagna in questo viaggio.

Molti dei tuoi progetti sono realizzati su pellicola: quali sono state le principali sfide tecniche nel lavorare con la pellicola, soprattutto considerando che non si può rivedere subito il girato?

Cecilia: Le sfide da affrontare con la pellicola sono molte ma per fortuna non mi sono nuove: nel tempo, infatti, mi sono abituata a gestire tutta una serie di difficoltà spesso annesse all'uso del mezzo analogico. Il mio percorso da fotografa che ha lavorato prettamente in pellicola mi ha aiutata moltissimo in questo senso. Dal punto di vista del non poter rivedere il girato si può infatti dire che un po' fossi già preparata. Ma non è mai lo stesso quando si tratta di un video: le responsabilità aumentano e così anche la preoccupazione che qualcosa possa andare storto. Fermo restando che gli imprevisti esistono e vanno sempre messi in conto, ciò che realmente mi ha dato serenità e concentrazione durante il lavoro in pellicola è stata l'enorme fiducia che ripongo nella mia direttrice della fotografia Margherita Bagnara e nel suo team tecnico. Direi quindi che, accanto a una competenza tecnica a mio avviso fondamentale anche in qualità di registi, è essenziale la sintonia con la figura del direttore della fotografia per gestire al meglio un progetto in pellicola.

Margherita: Lavorare con la pellicola implica una grandissima fiducia da parte del regista nei confronti della squadra di fotografia e necessita all’interno di quest’ultima di una sintonia fuori dal comune. Per riuscire a realizzare ciò che si ha in mente in modo preciso è necessario lavorare molto bene in pre-produzione in quanto i take a disposizioni sono tutt’altro che infiniti. Per questo progetto in particolare sia i movimenti di macchina che alcuni setup luminosi, specialmente quelli notturni, erano complessi e hanno richiesto grande concentrazione. La pellicola però riesce a stupire sempre ed è molto meno fragile di quanto si creda e decisamente in grado di restituire più vita e profondità alle immagini. Il momento in cui si vede per la prima volta il girato dopo qualche giorno, una volta scansionato, è un’emozione unica che spero di avere il privilegio di provare all’infinito.

© Elena Negri

Come hai costruito il linguaggio visivo del video? Ci sono stati riferimenti estetici o cinematografici che ti hanno ispirata?

Cecilia: Solitamente la costruzione del linguaggio visivo di un brano nasce spontaneamente dentro me attraverso l'ascolto della canzone e tramite il dialogo con l'artista che l'ha realizzata. Questo è il primo (forse inevitabile, se non necessario) degli step che affronto nella fase creativa. Superata questa prima parte del lavoro entrano in gioco le mie suggestioni, il mio immaginario, la mia estetica e il mio approccio narrativo. Anche nel caso del videoclip di Giorgieness è andata così, e posso dire che in questo progetto il dialogo con Giorgia è stato estremamente stimolante e ricco. E' particolarmente bello quando questo accade. Credo fermamente che la sinergia tra artista e regista sia un motore fondamentale per la riuscita di un prodotto visivo. Riguardo ai riferimenti che mi hanno ispirata nel videoclip di "Non Una Di Meno" non posso non menzionare "Song to say Goodbye" dei Placebo. Si tratta del mio gruppo preferito e, probabilmente, anche di uno dei miei videoclip musicali preferiti in assoluto. L'immaginario delle lunghe e faticose camminate, l'incomunicabilità, la solitudine che si percepiscono in quel video mi hanno profondamente ispirata per questo progetto. Accanto a questo aspetto più drammatico e doloroso ho voluto aggiungere una parte più intima, dando spazio alla vulnerabilità che Giorgia mette così coraggiosamente sul piatto. Ho sentito, quindi, di volerla rappresentare in bianco e nero, a tratti statuaria, rifacendomi all'estetica classica per le pose e per il drappo ( realizzato dalla bravissima Giulia Cassandra Cianca) che la vestiva, cercando di creare un'immagine di eleganza solitaria un po' fuori dal tempo

Margherita: Il videoclip ha due anime, una a colori e una in bianco e nero. La prima in cui viene rappresentato il trascinamento di un clown attraverso le strane della città e una in bianco e nero. Per questa parte abbiamo scelto una palette dai toni pastello per le scene diurne e un’illuminazione al neon per dare un’aura metropolitana alle scene notturne. I videoclip di Rosalia sono stati una grande fonte di ispirazione a livello di colori e luce. Per la parte più intima e introspettiva in cui Giorgieness ci appare statuaria e vestita da un drappo che riporta le parole più dolorose della sua canzone, abbiamo scelto di utilizzare il bianco e nero. Ho cercato di ricreare un ambiente museale in cui Giorgia apparisse immobile eppure fragile. Per renderlo al meglio ho subito pensato all’illuminazione riservata alle scene drammatiche delle grandi dive del cinema degli anni 30 e 40, tra tutte Marlene Dietrich.

Giorgieness ha condiviso che si è affidata completamente ai tuoi occhi e a quelli della troupe. Com’è stato dirigere un’artista in questo contesto così intimo e “analogico”?

Cecilia: Dirigere Giorgia è stato meraviglioso, non ho molto altro da dire. La sua profonda sensibilità si è immediatamente agganciata alla mia, ci siamo capite subito. Lo stesso è avvenuto col resto della troupe, la sintonia è stata immediata. Credo che in questo un enorme ruolo, oltre a quello di una comune sensibilità, lo abbia ricoperto anche la tematica trattata da Giorgia nel suo brano. L'argomento che viene presentato ha , infatti, toccato molte di noi da subito, e parlo al femminile perché la nostra troupe è composta quasi esclusivamente da donne, cosa di cui sono fiera e grata. Come donne immerse nei meccanismi disfunzionali e tossici di questa società ci siamo subito sentite vicine a Giorgia per la tematica trattata nella canzone. Questo ci ha permesso di muoverci in un'atmosfera di grande solidarietà femminile e concentrazione, in compagnia di un mezzo meraviglioso quale è la pellicola.

Come hai interpretato il significato del brano "Non una di meno" nella costruzione della narrazione visiva?

Cecilia: Credo che una parte di questa risposta sia già contenuta in ciò che ho detto in precedenza riguardo le influenze visive ed i riferimenti che ho sfruttato nella costruzione della storia. In ogni caso, quello che posso dire con la massima certezza è che non ho mai smesso di tenere presente l'impatto emotivo della tematica trattata, ed ho cercato di rappresentarla al meglio. Questa canzone racconta di diversi dolori legati l'uno all'altro senza che tra questi esistano gerarchie. Ho cercato, in ogni inquadratura, di dare pari dignità alle sfumature emotive del brano, lavorando profondamente sulle intenzioni e servendomi delle grandi capacità comunicative di Giorgia.

Infine, come mai la scelta di catturare anche le foto di backstage su pellicola?

Cecilia: La scelta di realizzare in pellicola anche le foto del backstage è venuta dalla necessità, mia e di Margherita Bagnara, di mantenere il più possibile una coerenza estetica nel progetto. Concettualmente aspiravamo da tempo ad avere un backstage scattato in analogico, non solo per la resa estetica più conforme al videoclip ma anche perché la scelta della pellicola per noi è prima di tutto una scelta di cuore, un mezzo a cui siamo legate profondamente e con cui siamo cresciute artisticamente ed umanamente nel nostro passato fotografico. Avere avuto questa possibilità ci ha permesso di realizzare un sogno che da tempo avevamo nel cassetto. Per questo vi ringraziamo profondamente: il vostro contributo è stato speciale, così come la vostra partecipazione al progetto.

Margherita: Essendo io e Cecilia nate come fotografe che da sempre utilizzano il mezzo analogico è stato del tutto naturale pensare di catturare non solo il videoclip, ma anche il backstage in pellicola. Il backstage ci ha permesso di poter sperimentare con formati ed emulsioni creando scatti unici e con una loro anima.


Complimenti a Giorgieness per l'uscita del suo ultimo video e a tutto il team:

Produzione: @nemesifilm
Scritto e diretto da: Cecilia Minutillo Turtur @cecioblu
Starring Giorgieness e @ashlefaux
DOP: Margherita Bagnara @margotmargot___
Camera Operator: @gabrieletiddi
Gaffer: @maritea.mosso
Make-up and hair: @ksk.roxsal
Costume designer: @cassandra_gi
Colorist and Backstage photographer: @elena_negri
Line producer: bea.pas
Graphic designer @duddudu___
Label: @soundtobe

Scritto da melissaperitore il 2025-03-13 in #gear #videos #color-negative #italy #italia #giorgieness #non-una-di-meno

Un Commento

  1. camillog
    camillog ·

    Bravissime tutte, gran bel progetto!
    Le foto e il video sprigionano una sensibilità così forte e rara che sicuramente portano il cuore in altri tempi, quando tutto scorreva in maniera più naturale.
    Per non parlare della canzone, bravissima Giorginess!!!

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