La via della seta, viaggio ai confini del Turkmenistan con Stefano Majno

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Abbiamo già percorso un bellissimo viaggio in compagnia di Stefano Majno. Un mese per percorrere in treno la distanza tra Pechino e Hong Kong un'anteprima China By Rail e il prosiecuo del viaggio con superbi scatti analogici. Oggi invece, percorreremo insieme "On the Silk Road".

Ciao Stefano, è bello riaverti qui. Abbiamo percorso con te dei viaggi incredibili, oggi ci racconti uno dei percosi che ha segnato la storia dell’uomo: La via della seta: un viaggio ricco di antichità e fascino. Ti va di raccontarci la scelta di questo viaggio?

Ho deciso di percorrere la Via della Seta tra Uzbekistan e Kirghizistan perché pur essendo stato molte volte in Asia, le repubbliche centroasiatiche erano ancora per me un’area inesplorata. Ho percorso un totale di 3200 km via terra in un mese dal mar d’Aral o meglio dall’odierno deserto dell’ Aralkum fino in Kirghizistan ai confini con la provincia cinese dello Xinjiang, incontrando sul tragitto fascinose e antiche città come Samarcanda fino a piccoli accampamenti di yurt e a 3000 mt in Kirghizistan.

Quale attrezzatura fotogrfica hai portato con te?

Viaggio sempre con la mia inseparabile Contax G1 che monta una lente 28mm 2.8 Zeiss. E’ una macchina versatile e poco ingombrante e che da una certa sicurezza sui risultati in ogni condizione di luce.

Con quali mezzi ti sei spostato?

Ho percorso la totalità del viaggio utilizzando tutti i mezzi disponibili, nella maggior parte dei casi; bus di linea, marshrukte e taxi condivisi.

Per gli amanti della natura, hai percorso uno degli itinerari più suggestivi dall'Uzbekistan al Kirghizistan! Com’è stato vivere questo tragitto?

L’itinerario esprime la notevole diversità paesaggistica dell’Asia centrale che nell’immaginario comune si limita a steppe desolate e deserti ma che nella realtà è molto più vario tra pascoli ad alta quota, laghi e sterminati boschi di noci.

Le fotografie sono ricche di luminoisità. Come ti sei regolato con le aperture? Quale ISO consiglieresti?

Avevo considerato che durante questo viaggio avrei fotografato quasi esclusivamente alla luce del giorno. Ho utilizzato quindi praticamente solo rullini 100 Asa di cui apprezzo la vividezza dei colori e alcuni da 400 per darmi la possibilità di fotografare al tramonto quando la luce è più debole.

Le popolazioni locali hanno attirato molto la tua curiosità. Ci sono due scatti in particolare che a noi piacciono tanto, gli uomini che giocano a scacchi e a biliardo. Momenti di vita reale. Hai avuto modo di interagire con loro?

Sì certamente! Io chiedo sempre il permesso prima di fotografare e in genere questo mi permette di creare un primo ponte comunicativo. A proposito della foto con i signori che giocano a biliardo, ero anche molto curioso perché il biliardo è una mia passione. Ho cercato di capire quali sono le regole in uso in Kirghizistan ma se devo essere onesto non ci ho capito molto!

Tashken Brutalism. Mi ha colpito per le geometrie, gli spazi pieni e vuoti e l’impatto dell’insieme. Cos’è questa struttura che contrasta il paesaggio idilliaco e campestre incontrato fino adesso?

Tashkent è una città relativamente nuova ricostruita completamente dopo il violento terremoto del 1966. L’uso sconsiderato del cemento nell’architettura brutalista crea un forte contrasto con le medresse e le moschee, le linee essenziali e fredde fondono poco facilmente con i minareti e le cupole turchesi.

L'Uzbekistan, il Kirghizistan e il Kazakistan sono tre delle cinque repubbliche ex. Sovietiche indipendenti tra il 1991 e il 1992 dopo più di centanni d'occupazione russa. Come si vive il contrasto tra queste due culture? Che aria si respira?

L’occupazione Russa ha lasciato segni indelebili sradicando la cultura locale e ricostruendola secondo il dogma comunista. Sotto il punto di vista politico invece poco è cambiato dopo la fine dell’Unione Sovietica, infatti quattro delle cinque repubbliche centroasiatiche sono ancora governate dallo stesso presidente (o da un diretto successore) eletto nei primi anni novanta, sono chiaramente delle dittature mascherate da stato democratico. Per chi volesse approfondire consiglio un libro molto interessante Sovietista di Erika Fatland, è una lucida analisi sulla situazione attuale dopo il crollo dell’Unione Sovietica nel 1991,l di come le cinque repubbliche dell’Asia centrale sono passate con un cambio di regime dal Medioevo al ventesimo secolo. Un bel libro di viaggio da leggere.

Cosa ti ha colpito di più durante questo viaggio?

L’obiettivo principale del viaggio era raggiungere il Karakalpakstan ai confini con il Turkmenistan, dove fino a trent’anni fa si estendeva il mar d’Aral, oggi invece testimonianza di uno dei più grandi disastri ecologici causati dall’uomo. La città di Muynaq un tempo la più grande città portuale sul lato Uzbeko è un esempio terribile di come si possa distruggere e cambiare radicalmente l’ecosistema in un arco temporale veramente breve. Oggi quello che resta del mar d’Aral si trova a 120 km dall’ex area portuale della città e la flotta di pescherecci arrugginisce abbandonata nel deserto.

Cosa consiglieresti ad un fotografo prima di partire per un viaggio di questo tipo?

Innanzitutto di avere una base di lingua russa e inoltre di mettere nello zaino delle scarpe molto comode!

Grazie a Stefano per aver condiviso con noi questa esperienza. Per vedere altri suoi lavori potete visitare il suo sito Internet e profilo Instagram

Per i suoi scatti sono state utilizzate le pellicole Lomography Color Negative 100 ISO 35mm e Lomography Color Negative 400 ISO 35mm

Scritto da macilomo il 2018-10-10 in #cultura #news #persone #luoghi

3 Commenti

  1. aronne
    aronne ·

    Che spettacolo! Complimenti per l'articolo e per le splendide foto! Peccato non ci siano immagini dei pescherecci abbandonati nel deserto!

  2. macilomo
    macilomo ·

    @aronne sono degli scatti intensi. Credo che presto lo farò anch'io, ho già ordinato il libro della Fatland :D Tu sei già stato?

  3. aronne
    aronne ·

    @macilomo io vado solo sull'adriatico... Xo

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